martedì 18 luglio 2017

17. Essere invidiati è glamour

Nella Cappella degli Scrovegni, a Padova, Giotto rappresenta l’invidia come una donna anziana dalle orecchie lunghe, dalla lingua di serpente il quale, esce dalla sua bocca e si gira a morderle gli occhi: leggendo quest'affresco giungiamo a questa conclusione: l'invidia si rivolge contro di noi; ha a che fare con un non vedere (il proprio valore); con un sentire (cioè il 'sentito dire', il 'mormorio'); ha a che fare con la lingua biforcuta della diffamazione. Dante aveva posto proprio nell’occhio malevolo il centro dell’invidia: il castigo degli invidiosi nel Purgatorio è di avere cuciti gli occhi con il fil di ferro: in fondo nel Medioevo l'arma con cui colpivano gli invidiosi era proprio il 'malocchio'. Ma Giotto completa l'immagine seguendo S. Agostino: le fa stringere un sacco pieno di soldi nella mano sinistra a dirne l'avarizia; e le fa pure le corna, nascoste sotto una specie di turbante, perchè Lucifero ha invidia di Adamo e Eva che restano ancora con Dio. Per il Santo l'invidia era "il peccato diabolico per eccellenza": se Caino prova invidia per Abele e lo uccide, è per avarizia e per invidia che Giuda consegna Gesù ai soldati. Cicerone la considerava devastante, Aristotele ci avverte che si prova invidia per i nostri vicini; Schopenhauer la considera naturale e la lega all'ammirazione: tu ammiri una persona tanto che se non ti basta questo ma vuoi anche tu diventare felice come lei, diventi per forza di cose invidioso. E a sentire gli psicologi la favola di Biancaneve rappresenta proprio l'invidia; niente di strano perchè pare che essere invidiosi sia un modo di essere a sè: cioè che gli esseri umani si dividono in ottimisti, pessimisti, fiduciosi e invidiosi. Una cosa che già ci aveva suggerito Nietzsche dicendo che l'invidia non ha niente di naturale: è una faccenda che riguarda solo l'essere umano. Papa Gregorio è più preciso: si è invidiosi perchè si desidera "la potenza di un gran nome" e allora "si duole al pensiero che un altro possa raggiungerla": riassumendo, gli invidiosi sono prima di tutto rosiconi. Una cosa che anticipa i tempi di oggi, dove il massimo della felicità che si aspira ad ottenere è proprio nell'essere invidiati dagli altri (fateci caso, leggendo certi adesivi attaccati sulle macchine). Tirando una conclusione: se si è felici, si è invidiati. E dunque o siamo infelici, o c'è sempre qualcuno che ci invidia:e già è tanto scoprire chi.

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