lunedì 25 giugno 2018

N. 41 - SOLDI

IL DENARO ACCOMUNA GLI UOMINI

Una delle copertine di album più significative della storia della musica è quella dei Nirvana: siamo negli anni ’90 e ‘Nevermind’ ha sul fronte un bambino immerso nell’acqua di una piscina che annaspa tentando di afferrare un dollaro. Le interpretazioni abbondano: la più gettonata è proprio quella che state pensando voi. Possiamo usare dunque questa copertina per dire qualcosa sui soldi fuori da ogni retorica buonista del tipo ‘i soldi non fanno la felicità’. È un dato di fatto che i soldi oggi sono un valore: una cosa che non è mai stata così. Aristotele diceva che i soldi sono necessari ma non hanno valore in sé: hanno un valore di scambio, non un valore in sé. Significa che tu sei ricco non perché hai tanti soldi, ma perché puoi comprare tante cose. Una cosa che sappiamo tutti quando contrattiamo un mutuo (spendendo di fatto soldi che non abbiamo) e che mostra molto bene la finanza contemporanea, la quale compra pacchetti di azioni indipendentemente dalla loro realtà effettiva: compra qualcosa di virtuale; compra un debito (nonostante alle elementari la maestra ti abbia spiegato che una quantità negativa non esiste), può comprare pacchetti di prodotti finanziari misti che sono di fatto scommesse sul futuro. I soldi sono alla base della nostra società: soldi reali e soldi virtuali. Classifichiamo così i Paesi in base al PIL cosicché è l’economia di un Paese a determinare le scelte politiche della classe dirigente. Quindi quando parliamo di soldi parliamo della condizione della nostra vita sociale: chi non ha soldi viene infatti escluso, messo da parte. La nostra Costituzione, all’articolo 34 prevede che chi non ha i mezzi (anche qui parliamo di soldi) ha il diritto di raggiungere i livelli più alti di studio: si rispetta questo dettame? Col denaro si compra il curriculum, si comprano le raccomandazioni, siano queste posti in Paradiso o posti di potere; col denaro si compra la propria rispettabilità, il proprio successo, l’invidia degli altri e anche la miseria per altri ancora. Possiamo dire allora che non è più la razionalità a distinguere l’uomo dall’animale ma la preoccupazione per il denaro. I soldi non sono più né un mezzo né un fine, nonostante qualche romantico sogni ancora di diventare ricco: è la condizione sociale del fare. Così il vocabolario dell’arte è cambiato, oggi prevede parole come ‘investimento’, ‘ritorno’, ‘vantaggio / svantaggio’, ‘utile’: perfino il vocabolario dell’amore si sta adeguando a tutto questo. Quanto è snob allora leggere Plutarco che dice di preferire l’uomo senza soldi ai soldi senza l’uomo! Eppure con questa frase ci ricorda una lezione antica: che una cosa è ‘avere’, una cosa è ‘essere’. Il che non serve a niente: per questo, certamente, aiuta a vivere meglio.

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