Finita una delle più brutte campagne elettorali a mia conoscenza, nel silenzio dei guelfi e dei ghibellini, viene fuori l'antica arte dell'oratoria in tutta la sua forza. Già i retori ci avevano avvertito che nei comizi è spesso più efficace dimenticare, in parte o del tutto, la sostanza del discorso e passare alle confutazioni ad personam. Alleati, volenti o nolenti, si possono arruolare mediante argomenti ad populum, dicendo "tutti sanno"; oppure ad verecundiam ("lo abbiamo saputo da qualcuno bene informato"), magari attraverso il coinvolgimento di personaggi famosi o di esperti. Si passa poi agli argomenti ad auditores, che tendono a ingraziarsi il pubblico con affermazioni che procedono secondo le linee di minima resistenza. L'avversario lo si può infine molestare, confondere o sconcertare mediante divagazioni, cambiamenti improvvisi di argomento, commenti senza senso, punzecchiature, irruenza verbale, urla, insulti.
domenica 24 maggio 2026
Massa Lubrense al voto.
Gli appelli, poi, anziché ai neuroni, vanno alle viscere: ad misericordiam ("se non mi voti, mi rovini"), ad baculum ("se non mi voti, ti rovino"), agli affetti ("se non mi voti, non mi vuoi bene"), alla lealtà ("tu sei con me o contro di me?"), agli effetti ("se non mi votate, la vostra vita sarà un disastro").
In fondo, il politico deve saper usare l'arte della parola, perché si guidano gli altri solo riuscendo a convincerli. Ma proprio perché la parola non è la verità (che, infatti, fa rimanere a bocca aperta, come la bellezza) Platone, nella Repubblica, caccia via i poeti dalla città ideale, così come mette sotto accusa i retori. Lui, che diffida profondamente della democrazia, perché la folla è capace di ingiustizie — come vide sulla pelle di Socrate, e come la tradizione racconta di un'altra folla che invocò Barabba — nel descrivere chi deve guidare lo Stato dice che non può che essere un filosofo: colui che è capace di cercare il bene, il vero e il bello che rifulge da sé. Dovette impararlo sulla propria pelle a Siracusa, che potere e sapienza convivono bene solo per le cose dell'altro mondo, e che in questo nostro i più scelgono il meno peggio.
Il mio augurio per Massa Lubrense è che da martedì in poi non saremo più divisi in famiglie, ma in visioni della cosa pubblica; e che avremo imparato come l'entusiasmo speso per sostenere "la nostra parte" possa essere messo, da vincitori e da vinti, al servizio di tutti, per il bene di tutti.
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