domenica 1 giugno 2014

l'Italia senza padri

Domani sarà la festa della Repubblica Italiana. In molti se ne fregheranno, altri reciteranno vuote parole e oscuri proclami, mentre tutti continueranno a lamentarsi che il Paese cade a pezzi: palesemente nei monumenti simbolo di un potere che fu, come la Reggia di Caserta o gli scavi di Pompei; ideologicamente, nell'immagine delle Istituzioni, umanamente, nella fiducia di potercela fare. Sempre più giovani soffrono di depressione perchè sentono il futuro non come una promessa ma come una minaccia; sempre più padri e madri, senza più un lavoro, decidono di togliersi la vita, non trovando altra soluzione; la scuola ha abdicato il ruolo di educatrice per prender quello di sedicente 'formatrice'; la politica si è allontanata dalle decisioni per divenire ancella dell'economia. Al bambino che chiede perchè non seguire l'esempio del furbetto del quartiere che se la passa bene, non c'è più un controesempio più autorevole. Mancano i padri, nelle famiglie e nella società. L'immagine del balcone di San Pietro vuoto, nel film Habemus Papam di Nanni Moretti rende l'idea di una mancanza di eredità forte tra la generazione precedente e quella nostra, quella mia. Eppure l'Italia nella sua storia non è mai stata senza padri: com'è possibile che oggi non ci siano padri? chi potrebbe meritare quest'onore? Mi vengono in mente un paio di persone, ma purtroppo sono tutte morte. Tuttavia, se anche non posso trovarle nel presente, non vuol dire che non posso trovarle nel futuro: propongo dunque che il 2 giugno, la festa dell'Italia, sia la festa di un destino. Un destino da ereditare e che impone la più ferma determinazione dei suoi figli: che ognuno si faccia carico di quei valori di cui - ahimè- ha solo sentito parlare, e che ognuno sia disposto a difendere sulle barricate checchè ne giudichino i nostri padri, le nostre madri, le nostre comunità. è all'Italia che innalziamo la fronte, è all'Europa che dobbiamo guardare, ad un'Europa diversa, fatta di identità mediterranea e non di meri scambi commerciali. Di nuovo ritorniamo all'idea di Italia: un'Italia bella, un'Italia da farsi ancora una volta, come quella che pensava Dante, come quella che musicava Verdi, come quella che avevano sulle labbra gli educati di un tempo. Che la festa della Repubblica Italiana sia allora la festa dei figli d'Italia, cioè di tutti quei figli che traducono la parola 'lavoro' del primo articolo costituzionale nella parola 'dedizione'.

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