mercoledì 13 agosto 2014

Capitano, o mio capitano!






Ho sempre creduto che i buoni libri avessero la capacità di insegnare qualcosa. Che i vari Macbeth, Dorian Grey, Edmond Dantès fossero i protagonisti delle storie per una qualche virtù che li faceva primeggiare su chiunque altro, e per questa stessa virtù riuscivano in qualche modo a straboardare fuori dal testo, e a parlare direttamente con il lettore. Poche volte ho potuto assaporare questa magia al di fuori del contesto letterario; tra i film, l'Attimo fuggente è uno di quelli. Sarà per la spontenità del professor Keating, così fuori dalle righe, e per questo così simpatico a quella parte di me che è allergica del tutto alle regole pedagogiche; sarà forse per l'idea di speranza che sussurrava di trovare, che chiedeva di sperimentare, come fosse il padre-coach di tutti i figli del mondo; sarà forse per la sua aria da vero amico, uno di quelli a cui puoi dire tutto e che sai non ti tradirà mai perchè a lui piacere alla gente non interessa niente.
Il mio personale riconoscimento a questo professore di celluloide è di avermi imposto di fare, di avermi spronato a darmi da fare, di avermi fatto osare salire sui banchi e di non limitarmi ad immaginare cosa avrei visto da lassù. Sembra stupido, ma non lo è. Oggi so che di sogni si può morire. Oggi so che dietro ogni presidente, ogni attore, ogni uomo o donna di successo c'è sempre un uomo, uno di quegli esseri che si pone domande, che cerca risposte e che conserva la speranza di un mondo diverso, di una vita diversa, di un sentire diverso. Il professor Keating parlò ad una generazione intera di poesia, puntualizzando che quella, come l'arte, la letteratura, l'amore ci tiene in vita: non servono a niente, se non a tenerci in vita.
Certo queste parole sono merito di una grande sceneggiatura. Ma sono pronto a scommettere che senza gli occhi lucidi di Robin, il professor Keating sarebbe stato solo patetico.
"Nano nano" Robin Williams...

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