Se leggessimo di più gli antichi, troveremmo nelle pagine della
Repubblica di Platone (562a) la descrizione degli scenari politici
attuali...
«Come stavo per chiederti», proseguii,
«non sono dunque la brama insaziabile e la noncuranza d’ogni altro
valore atrasformare questa forma di governo e a prepararla ad avere
bisogno della tirannide?» «In che senso?», domandò.«A mio parere, quando
una città democratica, assetata di libertà, viene ad essere retta da
cattivi coppieri, si ubriaca dilibertà pura oltre il dovuto e perseguita
i suoi governanti, a meno che non siano del tutto remissivi e non
concedano moltalibertà, accusandoli di essere scellerati e
oligarchici».
«Sì », disse, «fanno questo».
«E ricopre d’insulti»,
continuai, «coloro che si mostrano obbedienti alle autorità, trattandoli
come uomini di nessun valore, contenti di essere schiavi, mentre elogia e
onora in privato e in pubblico i governanti che sono simili ai sudditi e
i sudditi che sono simili ai governanti. In una tale città non è
inevitabile che la libertà tocchi il suo culmine?»
«Come no?»
«Inoltre,
mio caro», aggiunsi, «l’anarchia penetra anche nelle case private e alla
fine sorge persino tra gli animali».
«In che senso possiamo dire una
cosa simile?», domandò.
«Nel senso», risposi, «che ad esempio un padre si
abitua a diventare simile al figlio e a temere i propri figli, il
figliodiventa simile al padre e pur di essere libero non ha né rispetto
né timore dei genitori; un meteco si eguaglia a un cittadino e un
cittadino a un meteco, e lo stesso vale per uno straniero».
«In effetti
accade questo», disse. «E accadono altri piccoli inconvenienti dello
stesso tipo: in una tale situazione un maestro ha paura degli allievi e
li lusinga, gli allievi dal canto loro fanno poco conto sia dei maestri
sia dei pedagoghi; insomma, i giovani si mettono allapari dei più
anziani e li contestano a parole e a fatti, mentre i vecchi,
abbassandosi al livello dei giovani, si riempiono difacezie e smancerie,
imitando i giovani per non sembrare spiacevoli e
dispotici».
.«Ma non capisci», domandai, «che la somma di tutti questi
elementi messi insieme rammollisce l’anima dei cittadini atal punto
che, se si prospetta loro un minimo di sudditanza, si indignano e non lo
sopportano? Tu sai che finiscono per non curarsi neppure delle leggi,
scritte e non scritte, affinché tra loro non ci sia assolutamente alcun
padrone».
«E come se lo so!», rispose.
«Dunque, amico mio», dissi, «questo
mi sembra l’inizio bello e vigoroso da cui nasce la tirannide».
«Davvero
vigoroso!», esclamò.
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