I dissidenti di un Paese - ultimamente in Russia, ma vale per ognidove - hanno avuto le loro pagine Facebook bloccate per aver criticato e fatto opposizione a figure del governo - ultimamente riguardo Putin. La decisione di Facebook dovrebbe servire a ricordarci che le compagnie dei social media non sono obbligate a supportare la libertà di parola se questa mette a repentaglio il loro business.
Guardiamo il caso di Aleksei Navalny, critico di Putin che è stato l'ultimo 'oscurato' da Facebook stesso: la sua pagina non è più disponibile in Russia. Facebook ha inoltre dichiarato che saranno bloccate quelle pagine nei paesi dove il governo sostiene che si violano le leggi locali. A guardare i dati che Facebook ha rilasciato nel 2014 ha bloccato pagine: in India 4960, Turchia 1893, Pakistan 1773; a seguire poi Germania 34, Russia 29, Francia 22, Austria 15, ... Italia 3.
Poichè i social media sono diventati pane quotidiano nella vita moderna, si pensa che essi siano l'equivalente di una piazza pubblica dove le opinioni possono essere scambiate liberamente. Se tutti vorrebbero Internet il luogo di valori di libertà, questi fatti ci ricordano invece che per le compagnie esiste un solo valore, quello del profitto, e dunque del business. Assicurato questo, si vedrà poi, se e in che misura, rispettare certi valori.
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