mercoledì 14 marzo 2018

GIORDANO BRUNO

BIO
Giordano Bruno nasce a Nola (1548) e muore in Campo de' Fiori, condannato, il 17 febbraio 1600. A 15 anni vestì l'abito domenicano e fu ordinato sacerdote nel 1572. Sotto processo per eresia, si rifugiò a Roma, ma l'aggravarsi del processo lo spinse a deporre l'abito. Pellegrinò per l'Italia, la Francia e la Svizzera: a Ginevra tenne corsi di filosofia. Ben presto però fu giudicato dal Concistoro e costretto ad abbandonare la città. Riparò a Parigi, dove Enrico III lo inviò in Inghilterra come addetto all'ambasciata di Francia. A Parigi aveva pubblicato il Cantus Circaeus, il sigillus Sigillorum, il De Umbris idearum; in Inghilterra diede alle stampe La cena de le ceneri, De la causa, principio et uno, De infinito, universo et mundi, Lo spaccio della bestia trionfante, La Cabala del cavallo pegaseo, L'asino cillenico, Degli eroici furori. Nel 1590 è a Francoforte, intento alla pubblicazione del De Minimo, del De Monade, del De immenso et innumerabilibus, e del De imaginum compositione. Passò poi a Venezia invitatovi dal patrizio Mocenigo, ma questi, deluso dagli insegnamenti di Bruno, lo denunciò agli inquisitori veneti, che lo consegnarono al Santo Uffizio. Gli inquisitori romani lo tennero in prigione per 7 anni senza riuscire a farlo ritrattare. Condannato come eretico impenitente, fu arso vivo.

INFINITO
Il centro del pensiero bruniano è la tesi dell'unità dinamica dell'universo. Contro la fisica aristotelica e il geocentrismo in genere Bruno afferma l'infinità dell'universo, che consta d'infiniti mondi e che, appunto perchè infinito, non può avere centro, ma è tale che ogni suoi punto in esso è al tempo stesso centro e periferia. Contro la distinzione di materia e forma propria di Aristotele e della Scolastica egli ne sostiene invece l'unità, affermando la radice unica di tutte le cose. Ciò lo porta a sostenere la presenza 'vitale' interna del tutto e la presenza d'infinite forme animatrici che riempiono l'infinito spazio: è questa l'eterna genitura dell'eterno generante, che Bruno distingue come Mente sopra le cose della M,ente alle cose immanente, che è l'intelletto datore di forme, prima facoltà di un'anima interna alla materia. Su questo sfondo metafisico e cosmologico Bruno innesta la sua concezione dell'uomo e della civiltà: l'uomo è solo una delle forme dell'universale natura e la civiltà umana deve essere considerata come la continuazione di un processo che si manifesta già nella natura. In tal senso debbono essere interpretate le invenzioni umane, le industrie e le arti. 
Bruno caldeggia la partecipazione degli uomini allo sviluppo della civiltà, il lavoro e le virtù civili, ma soprattutto esalta l' 'eroico furore' di quegli uomini che, accesi d'amore per la filosofia e la verità, lasciano ogni diletto terreno per tendere all'identificazione con Dio, inteso come la natura stessa nella sua unità. 

RELIGIONI
Le religioni sono considerate da Bruno nel loro significato pratico, come traduzioni allegoriche di una verità razionale in forma adatta a essere compresa dai rozzi popoli che debbono essere governati. Il senso vivo dell'autonomia della ricerca filosofica e la riduzione dell'elemento religioso a elemento mitico-pratico sono alla base della sua interpretazione del cristianesimo. 

CONTRO
Nel Candelaio, la rappresentazione cruda e realistica delle follie cui conducono la sensualità, l'alchimia, la pedanteria è il necessario prologo all'esposizione del sistema bruniano che a quella realtà sordida e meschina contrappone la liberatrice concezione dell'universo. Importanti anche dal punto di vista letterario, i dialoghi morali, soprattutto Degli eroici furori, dove in versi e in prosa è appassionatamente celebrato il virile ed eroico amore per la verità e, per contrasto, è biasimata la molle moda petrarchesca non meno che l'infatuazione per le regole aristoteliche, la quale impedisce di comprendere che la poesia non nasce dalle regole, ma queste dalla poesia.