sabato 11 aprile 2020

84. GHIACCIO

ATTENTI AL GHIACCIO

Il posto più in fondo dell'Inferno, quello dove sta Lucifero, non è pieno di fuoco e fiamme come ce l'hanno fatto immaginare. Dante ci dice che Lucifero è conficcato al centro della terra in un lago ghiacciato. Caduto dal cielo, la terra si è aperta sotto di lui: da un emisfero s'erse una montagna, dall'altro si richiuse. Noi siamo agli antipodi della montagna del Paradiso terrestre da cui cadde l'angelo più bello. Dante non ci dice il perché, basta la pagina della Bibbia che accenna alla superbia dell'ex cherubino che voleva farsi simile a Dio e che per questo fu punito. è invece il Corano a raccontarci cosa accadde: pare che dopo aver creato l'uomo, Dio si sia rivolto a tutti gli angeli comandando loro di adorarlo; Iblis (cioè Lucifero) disse che lui avrebbe adorato solo Lui, Dio, e non un essere a lui inferiore, fatto di fango. Come siano andate le cose poco importa. In questa vita è la guerra ciò che più si avvicina all'inferno. Il ghiaccio è nel racconto dell'orrore di Auschwitz: nella sua presenza fisica e nella sua accezione ancor più tagliente, diafana, di estrema solitudine e indifferenza. La parola 'ghiaccio' è nel titolo di un altro dei libri più venduti sulla seconda guerra mondiale, popolarissimo negli anni '70: "Centomila gavette di ghiaccio", scritto da Giulio Bedeschi tra il 1945 e il 1946, è il diario di guerra di Italo Serri (pseudonimo dell'autore), ufficiale medico che milita tra gli Alpini ed opera sul fronte russo. Il 16 dicembre del 1942 è una data che, assieme a quella di Caporetto, è ricordata come una delle sconfitte più tragiche del nostro Regio esercito: l’8ª Armata italiana (conosciuta anche come Armata italiana in Russia – Armir) venne smembrata e si dissolse tra la ritirata verso ovest e le cosiddette “marce del davaj” (“avanti”, in russo). I soldati, a piedi e su piste ghiacciate, diretti verso i campi di prigionia, erano uccisi se non riuscivano a tenere il passo della colonna. Si calcola che furono fatti prigionieri oltre 64mila persone: di questi, nel 1945 e nel 1946, ne tornarono 10.032. L’equipaggiamento invernale era deficitario, le armi a corto di munizioni, il cibo scarso (da cui il titolo), l’esercito accerchiato in una sacca. Quella campagna fatta al fianco dei tedeschi con l'idea di condividerne le conquiste ebbe la stessa sorte già provata da Napoleone: i sovietici indietreggiavano verso l'interno facendo terra bruciata e il rigido inverno russo completò l'opera. Secondo Kafka solo i buoni libri riescono a rompere il ghiaccio che ognuno di noi si porta dentro. Ne sono convinto anch'io, ma per la coscienza sociale; per quella individuale, complici anche le mie nipotine, faccio mie le parole di Granpapà in Frozen: "Solo un atto di vero amore puó sciogliere un cuore di ghiaccio". Una frase che sarebbe piaciuta pure a Dante.