lunedì 10 marzo 2025
Goffredo Mameli a Torquato Tasso (1845)
A Torquato Tasso
Vieni , o gentil, per cui l'animo mio
La vita oblia , vaga talor nei sogni
Dolci d'amor tu sei che questa landa
Arida, amara della vita spargi
D'illusione e d'incanto . -Altri le rose
Del bel sembiante in te vagheggi, e il molle
Volgere della cerula pupilla;
Bella a me sei della mia Idea che tutta
Se stessa in te riflette, e si vagheggia =
Che il mio genio s' inebrii nel profumo
Di questo fior d'amor = Ch'io figga il guardo
Nel tuo guardo, com' acquila che ardente
Punta l'occhio nel sole, e si sublima;
E qual l'incenso che insiem' arde , e olezza
Ferva l'anima mia, ch'i scior vo' un' inno
Al più gentil degl' Itali poeti =
A quale mai cortese anima caro
Siccome il nome di un' amata , il nome
Di Torquato non scese? = Oh la sventura
Come il suo genio non compresa , immensa
Sopra il suo capo si posò , la via
Dio gli segnò fra i triboli e le spine
Ed il suo canto fu simile al canto
Favoloso del cigno allor che sente
Esaurirsi la vita , e le dolenti
Ore di morte , fra cotanti affanni.
Ah chi cortese lo sorresse e pio
La man gli stese nel crudel viaggio ,
Ahi cercò invano sulla terra un core ,
Che, qual eco che facile risponde
Alla canzon del trovator notturno
Del suo core ai battiti rispondesse ;
E se all' amor per Leonora aprillo
Nol compres' ella e lo sdegnò. - Anatema
Sul capo della donna che potea
Sparger balsamo , e oblio sulle ferite
Dell' infelice... e sparsevi veleno.
Stupido al suono della sua parola
Come chi parli una favella ignota
Guatollo il mondo e gli sorrise in volto
Non altrimenti che a un deliro , quale
Sopra la gemma sconosciuta, il cieco
Passa , e calpesta, ed il suo spirto oppresso
Dall' ingente concetto ed il suo core
Dai grandi affetti affaticato , e affranto ,
Fu creduto stoltezza, e quel divino
Per ben sett' anni sospirar fu visto
Nella magion de' stolti , e fuggitivo
Andar ramingo , povero , deserto
D' ogni umano soccorso, or sulle rive
Dell' Eridano , or sui scoscesi monti
Delle patrie contrade, allor fu visto
Il cantor di Goffredo .
Oh sola amica
La Dea del canto gli sorrise in tanta
Onda crescente di sventura , e pia
Gittò talvolta un fior mesto , ma caro
Nel suo cammino , ed ella stessa, è fama
Nello squallido carcere scendesse
Racconsolando il travagliato spirto
Coll' armonia dei numeri divini.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.