Questa è un'intervista che mi hanno fatto dopo la prima presentazione del libro a Sorrento.
"Domenico Palumbo, 35 anni, nato e cresciuto a Sorrento ma con la mente sempre fuori a sentirlo parlare; docente di letteratura italiana e di filosofia al Sant'Anna Institute, e autore di almeno 3 precedenti pubblicazioni che hanno avuto un valido apprezzamento nazionale: "parole d'amore - notizie dall'invisibile"; il saggio "Il mulino di Sophia" sui valori 'civici' per i giovani di domani (con prefazione dell'onorevole Luisa Bossa), il racconto "Una lettera dal passato".
- Che cosa vuol dire scrivere, per te?
- Essenzialmente dare spazio. Quando scrivo dò spazio in qualche modo a una parte di me che fatica ad essere tenuta a bada dalla ragione. E che mi è vitale, tanto quanto l'uso della ragione stessa, ma non alla maniera di Sherazade, piuttosto nel senso che la scrittura mi dà l'occasione di scivolare nelle pieghe del mondo, di scivolare in diverse storie di me e mi dà l'occasione di vivere quelle parti di me che altrimenti sarebbero tenute prigioniere: scrivere, dunque, è il mio esercizio di libertà, dove prendersi a cazzotti o darsi una carezza non è importante quanto invece quel presentarsi a sè e fare due chiacchiere alla vecchia maniera.
- Come riassumeresti 'Quel poco quel tanto' se dovessi usare i 140 caratteri di Twitter?
- come diventare l'evento della propria vita, vivendo il qui e ora delle passioni.
- Una parte del libro è scritta in prosa e l'altra in poesia, perché?
- Credo che ogni libro abbia in sè un modo di parlare che gli è più congeniale rispetto agli altri. Ho scelto questo ibrido, fatto di un saggio leggero e di una raccolta di poesie perché credo che sia tutto più chiaro: nella prima parte il lettore può capire meglio il mio punto di vista; nella seconda tento di farglielo vivere in qualche modo, proponendo le poesie.
- Chi sono i tuoi autori di riferimento?
- Sono un selvaggio nell'approcciarmi alla lettura. Non ho un Virgilio cui chiedere aiuto, come faceva Petrarca, anche se confesso che Oscar Wilde mi accompagna spesso nei periodi di calma interiore. Per il resto leggo ciò che il disordine mi porta sotto mano: a casa mia, come su uno scaffale di libreria, come su internet.
- Parli dell'amore in questo libro ma sostieni che esso non ha bisogno di fiducia, sincerità, né di lealtà; e che l'amore vero non si può dimostrare. è una provocazione o è realmente il tuo pensiero?
- no, non è una provocazione: devo, lo confesso a una certa conclamata esperienza fallimentare in amore queste riflessioni: sembra scontato parlare di amore eppure è la cosa che più ci riguarda da vicino e soprattutto è la cosa a cui tutti siamo chiamati a rispondere; ricordi la scena del Postino quando Neruda dice a Mario che anche suo padre, nonostante fosse un pescatore e non parlasse mai, ha pur dovuto parlare almeno una volta d'amore con la moglie? Ecco, alla domanda che cosa deve avere un amore per essere duraturo parte la lista, che è sempre la stessa. Ma a pensarci bene niente assicura che un amore sia eterno; e dunque come sarà mai questo amore, che non è la storia d'amore del momento, e che sfugge continuamente?
- è questo quello che ci fa essere 'Noi due'?
- L'amore è un di più di vita. Quando ami senti la vita rigurgitarti dentro, la senti esplodere, ti inonda: ti senti un eroe, ti senti un prescelto. Vivere l'amore vuol dire dunque vivere una forza talmente grande che fa apparire tutta la nostra vita, quella che prima credevamo pesante come un macigno, come un pozzo. Amarsi è rubare un po' dell'acqua dell'amata. Visto che tutto questo accade proprio così, a chi ci dice che tutto è un'illusione, a chi ci chiama ridicoli, rispondiamo avendo ben ferma l'immagine di Paolo e Francesca che nel canto V dell'Inferno di Dante volano, unici tra tutti, abbracciati: allora chi se ne frega se l'amore non esiste, noi ci amiamo lo stesso! Questo è il Noi-due.
- Un'ultima domanda: in definitiva, parlare di poesia ha ancora senso oggigiorno, quando i nostri ragazzi scrivono a stento e male nella loro lingua madre?
- La poesia per me è l'ulivo della letteratura: l'ulivo è un albero capace di resistere alle condizioni più disparate, riesce sempre in qualche modo a sopravvivere. Credo che la poesia sia questo, perché riesce a portarci sempre al di là dell'ovvio, al di là di quello creduto fino a poco prima. Come l'amore, no?