“Quel
poco quel tanto” è un prosimetro alterato che si articola come un
viaggio alla scoperta del palazzo di Amore. Gruppi di poesie sono
precedute da una sezione in prosa che da un lato tenta di introdurre,
spiegare, o a volte semplicemente di indicare i temi delle poesie;
dall’altro tenta, con ciò, di ricostruire le sfaccettature peculiari del
sentimento amoroso. Perché l’amore è una cosa diversa da una relazione
d’amore; non si ricorda mai, così di solito si risponde con le parole
che si sentono da nei talk show: che l’amore ha bisogno di fiducia,
sincerità, magari di lealtà; e con questo bagaglio ci si mette alla
ricerca della fatidica anima gemella. Che stenta sempre ad arrivare.
Perché? Perché si dimentica che è il desiderio che unisce le persone,
non il carattere; e che l’amore non ha bisogno di progetti, non ha
bisogno di cose da fare o non fare, non ha bisogno di passato e futuro.
L’amore impone di ricordarsi che si è l’evento della propria vita: e
che in quanto forza arazionale, se vissuto autenticamente e pienamente,
concede l’opportunità di cambiare il proprio destino, imponendo
all’innamorato di risistemare completamente il suo universo; al pari
della pietra filosofale risulta dunque essere un’alchimia di elementi
distinti: la passione senza limiti, l’andare al di là del proprio
orizzonte, il dir sì allo iato. Elementi che appartengono del resto alla
stessa poesia. Che infatti, non a caso, spinge sempre al di là della
grammatica, al di là della lingua, così come l’amore spinge sempre al di
là della propria singolarità, verso una dimensione non plurale, ma
creativa e vitale che va al di là del sè: il duale.
"
Quel poco quel tanto" è dunque un libro di poesie ma non solo, è un
percorso dei sensi e dell’anima ma non solo, è una lettera-confessione
dell’autore ma non solo; perché in questo libro c’è proprio ‘quel poco
quel tanto’ che permette al lettore di spostarsi un po’ dal mondo, dalle
definizioni, dai significati già dati. A partire da una domanda, anche
se non sempre comprensibile, si è comunque sempre disposti ad accettare
quelle risposte della scienza, della religione, della morale che in
qualche modo collimano o con la propria esperienza riflessiva o con una
certo sentire la vita in maniera affine ad altri; solo la
consapevolezza dell’abitarci dell’amore, che si manifesta sempre come
una risposta cui manca proprio la domanda di riferimento, spinge ad una
ricerca senza sosta, incoraggia a non accontentarsi delle banalità,
impone di fare esperienza diretta, di agire ed essere presenti a sé,
tende a far rimodulare la visione del mondo incarnandosi in simbologie
inesplorate. L’amore è la più alta filosofia. Lo anticipa già Platone
nel suo Simposio: "è evidente che gli amanti hanno cose da dire che in
qualche modo non riescono a dire". Lì, in mezzo alle parole che si
riescono a dire, esiste ‘quel poco quel tanto’ che rende l’uomo libero
di diventare ‘noi-due’.
Indice del libro
- Prefazione
- CAPITOLO I: Sporcati le mani di terra e di cielo
- CAPITOLO II: Le emozioni, tutte vestite di meraviglia
- CAPITOLO III: Eccomi, accomodati
- CAPITOLO IV: L'amore, questo sconosciuto
- CAPITOLO V: L'amore non ha bisogno di futuro
- CAPITOLO VI: Amore, fanciullo alato ed armato
- CAPITOLO VII: Torna a casa
- CAPITOLO VIII: Custodi del Noi due
- CAPITOLO IX: Amore, simbolo del ritorno a sé

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