domenica 26 luglio 2015

Le tasse... e i governi italiani

Tagliare le spese per ridurre le tasse: da almeno 20 anni ogni governo all'inizio del mandato esordisce con questa intenzione, sebbene a metà del mandato si trasformi in promessa e alla fine del mandato nella constatazione che "adesso ci sono le premesse" per farlo.

18 giugno 2005, governo Berlusconi: "Signor Presidente, signori senatori, è nostra intenzione ridurre la pressione fiscale, esentando i redditi marginali e fermando gradualmente l'aliquota dell'imposta personale al di sopra di una certa soglia, ad un terzo del reddito".

18 maggio 2006, governo Prodi: "Sarà giocoforza intervenire sulle tendenze dei grandi capitoli della spesa pubblica centrale e periferica, stabilire un serio equilibrio tra potere di spesa e responsabilità della copertura, modificare la composizione della spese e dell'entrata per rafforzare la capacità dei bilanci pubblici di promuovere la crescita. Quanto al fisco l'impegno è ridurre sensibilmente, in una misura quantificabile in cinque punti nel primo anno di legislatura, l'eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente. Una riduzione che, andando a beneficio sia delle imprese che dei lavoratori, sarà capace di agganciarci con maggiore slancio alla ripresa europea, di avviare un nuovo ciclo di investimenti, e di stimolare una ripresa dei consumi".

29 aprile 2013, governo Letta: "La riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neo assunti".

Insomma... ci credete ancora?

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