venerdì 3 febbraio 2017

Platone, Simposio #2

Ma chi sono quelli che ascoltano Apollodoro?
Possiamo individuare tre cornici in questo prologo: una (non scritta) che descrive l'incontro tra Apollodoro e i suoi interlocutori; la seconda, con protagonisti Apollodoro e Glaucone; la terza (che riprende la prima) con Apollodoro e i ricchi ascoltatori.
Leggendo bene scopriamo poi che questi interlocutori senza nome sono come Glaucone, sono ricchi e credono che si debba far tutto fuorchè filosofare. D'altronde lo stesso Apollodoro confessa a Glaucone che un tempo anche lui era così.
Che ci vuole dire Platone?
Che amore è un problema di filosofia (cornice 1) che l'amore rende filosofi (cornice 2) e che follia, amore e filosofia sono unite (cornice 3).
Poi, come Aristodemo è amante di Socrate (e dunque la sua è una testimonianza affidabile), così Apollodoro è un amante di Socrate (e dunque il suo è un racconto affidabile).
Meglio: l'amore rende Socrate amante della verità, Aristodemo un testimone affidabile, Apollodoro un divulgatore affidabile.
Non a caso uso la parola 'affidabile' : alla fine di questa seconda cornice leggiamo queste parole di Apollodoro: "O meglio, cercherò anch'io di raccontarli a voi da principio, come lui me li ha raccontati".
Che ci vuole dire Platone? L'amore ci fa diventare filosofi e solo l'amore ci rende tutti (indistintamente) in rapporto affidabile con la verità. Che non è la verità di Socrate, ma la Verità. Il che fa di questo rapporto, un rapporto fondato sul 'sapere' e non sul 'credere'.

Ed egli (Glaucone) disse: "E perchè allora non me lo racconti? Proprio la strada che conduce in città sembra fatta per permettere a quelli che la percorrono di parlare e di ascoltare".
Così, camminando, parlammo di quelle cose, sicchè, come dicevo all'inizio, ora non mi trovo impreparato. Dunque, se devo fare il racconto anche a voi, ebbene, sia fatto! Del resto, quando io lo faccio o sento fare discorsi di filosofia, oltre all'utilità che mi pare di trarne, provo la più grande gioia. Invece, quando sento fare certi altri discorsi, e in particolare quando sento fare i vostri, ossia i discorsi di voi ricchi affaristi, mi adiro e vi compiango, voi che siete amici, perchè credete di fare grandi cose, mentre non fate nulla. E forse anche voi, in cuor vostro, piangete me credendomi un povero diavolo; e sul conto mio penso che voi crediate il vero; ma io sul conto vostro? eh! altro che credere, lo so di certo!
AMICO: Sei sempre uguale, o Apollodoro! Infatti parli sempre male di te stesso e degli altri; e mi sembra proprio che tu giudichi tutti quanti miserabili, a cominciare proprio da te, eccetto Socrate. E da dove ti sia venuto il soprannome che hai, ossia di 'mite' non lo so proprio, visto che nei discorsi che fai sei sempre un tipo così, aspro con te e con gli altri, tranne che con Socrate!
APOLLODORO: Carissimo è evidente: per il fatto che io vi giudico così e sul conto mio e sul vostro sono pazzo e vado delirando.
AMICO: O Apollodoro, non cominciamo a litigare su queste cose! Piuttosto, come ti abbiamo pregato, non fare altro, ma raccontaci quali furono questi discorsi.
APOLLODORO: Ebbene, quei discorsi furono all'incirca questi... O meglio, cercherò anch'io di raccontarli a voi da principio, come fece lui con me.

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