sabato 4 febbraio 2017

Platone, Simposio #4

Riassumiamo quanto detto fin'ora. Abbiamo una prima cornice non scritta (l'incontro di Apollodoro con i suoi interlocutori e la loro richiesta sul simposio); la seconda cornice (Apollodoro e Glaucone) che serve ad avvicinare il tempo del simposio a quello narrativo (Apollodoro dice: 'proprio l'altro ieri mi capitò...); la terza cornice (Apollodoro e i ricchi) che riprende la prima e che appariglia follia (gli affaristi giudicano pazzo Apollodoro e viceversa) filosofia e amore. Infine la narrazione che fa Apollodoro ma che di fatto è la stessa fatta da Aristodemo ad Apollodoro: ed è l'espediente che usa Platone per appaiare i tempi, trovandosi di fatto a narrare la contemporaneità del simposio.
Vediamo i ruoli per l'importanza che ricoprono fino ad ora:
Glaucone: chiede per primo notizie sul simposio. Quelle che ha non erano esaurienti.
Amici di Apollodoro: chiedono notizie sul simposio tout court.
Apollodoro: è l'io narrante. Le notizie sul simposio gli vengono da Aristodemo stesso.
Aristodemo: credutosi non invitato, segue Socrate e arriva a casa di Agatone. è lui a comunicare l'abitudine di Socrate di estraniarsi e di starsene ritto come rapito in trance.
Agatone: è il proprietario di casa. Non sa dell'abitudine di Socrate. 

[prosegue Apollodoro]
Disse allora che si incamminarono. Ma Socrate, con la faccia pensosa, avanzava lentamente restando indietro; e poichè si fermava anche lui, Socrate gli disse di andare avanti e di non aspettarlo. Così giunto a casa di Agatone trovò la porta aperta e lì - disse - accadde un fatto curioso: gli venne subito incontro un ragazzetto che lo condusse dove erano sdraiati gli altri che proprio in quel momento cominciavano a cenare. Non appena Agatone lo vide, gli disse: "O Aristodemo, se è per cenare con noi, arrivi proprio al momento giusto! Se invece sei venuto per altro, rinvia tutto ad altro giorno, perchè ieri ti ho cercato per invitarti e non sono riuscito a trovarti! Ma come mai non conduci anche Socrate da noi?"
Io allora - diceva - pur girandomi indietro non riuscivo a vedere Socrate da nessuna parte. Spiegai che ero venuto con Socrate e che da lui ero stato invitato a cena.
"Hai fatto proprio bene!" - rispose Agatone - "ma ora dov'è lui?"
"Poco fa veniva dietro di me e mi domando anch'io dove possa essere".
"Ragazzo! - disse allora Agatone - eh, non vai a vedere? va' e portalo qua! Tu intanto, Aristodemo - continuò - sdraiati lì vicino ad Erissimaco".
E così raccontò che un servo gli lavò i piedi perchè si potesse sdraiare, mentre un altro servo entrò annunciando: "Socrate si è fermato, immobile, nel portico della casa dei vicini; e per quanto io l'abbia chiamato, non volle entrare".
"Che stramberia dici! - rispose Agatone - va', chiamalo di nuovo senza dargli tregua!"
E Aristodemo saltò su a dire: "No, non fate assolutamente niente! Lasciatelo stare. Egli  ha questa abitudine: talvolta si tira da parte, dove capita, e se ne sta lì fermo. Verrà, verrà presto, credo io, lasciatelo, lasciatelo stare".
Agatone rispose allora: "se così ti sembra opportuno, così si faccia. Ma voi ragazzi servite a noi da mangiare! Serviteci quello che vi pare, che nessuno vi sta addosso, cosa che io non ho mai fatto. Perciò fate finta che io e questi siamo stati invitati a cena da voi, e serviteci in modo da meritare le nostre lodi!"
     

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