Anche Dio ha avuto il suo giorno d’ira, con Adamo ed Eva; e ne avrà pure un altro, il giorno dell’Apocalisse, dove il giudizio divino sarà introdotto attraverso le 7 coppe dell’ira di Dio (capit. 16-17). La Bibbia presenta anche l’ira umana di Levi e Simeone, che si vendicano della violenza subita dalla loro sorella Dina; eppure il padre Giacobbe così interviene: “maledetta sia la loro ira perché violenta”. Come a dire che giustizia ed ira sono due cose ben distinte e separate. Anche i greci lo sapevano. Tutti abbiamo letto nell’Iliade l’ira funesta di Achille che, in quanto funesta, non si arresta di fronte alla morte di Ettore ma pretende di oltraggiarne il cadavere. E Ulisse nell’Odissea? ricorderete tutti che stermina i Proci, ma non viene condannato da Zeus, anzi: Ulisse è strumento della stessa giustizia divina, quella che condanna chi supera il limite.
Irato è Macbeth; e il sangue degli omicidi che compie farà impazzire a sua volta Lady Macbeth perché ira e pazzia, come dicevano già gli antichi latini, vanno di pari passo. Il pittore Dosso Dossi riassume le cose dipingendo l’Ira nel 1514: due donne giovani si azzuffano, schiuma alla bocca, mani che afferrano la gola e i capelli; vestite di rosso e di nero, per ribadire le sciagure, le ferite e i lutti che l’ira causa. A guardare le due donne, due uomini: uno ride, l’altro si dispera; perché queste sono le reazioni che porta l’ira. Aristotele lo aveva già detto che “Adirarsi è facile, ne sono capaci tutti, ma non è da tutti adirarsi con la persona giusta, nel modo giusto, nel momento giusto e per la giusta causa”. Dante (che di ira se ne intendeva, visto il suo caratteraccio) ci spiega bene questa cosa: una cosa è l’ “ira mala” un’altra “l’iracondia”: l’ira mala è condannata nell’inferno, l’iracondia invece (che è quell’ardore fervido per una giusta causa) si punisce nel Purgatorio. Se l’irato pensa solo a vendicarsi, l’arrabbiato è quello che guarda alla giusta causa. Cioè mantiene la razionalità (tradotto nel detto “chi non ha sdegno non ha ingegno”). Detto questo, andiamo in politica: se gli irati sono realmente irati, allora vogliono vendetta; se sono irati ma non sono razionali, allora sono folli; di arrabbiati che sanno quello che dicono non se ne vedono. La conclusione è quella della regina Elisabetta I: “l’ira rende intelligenti gli uomini stupidi; tuttavia li mantiene poveri”.
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