Nel 1892 il governo degli Stati Uniti aveva
aperto un enorme centro d’immigrazione
sull’isola di Manhattan in grado di
esaminare fino a 12000 persone in un’ora.
Qui gli emigrati venivano interrogati sulle
loro prospettive di lavoro (gli uomini dove dovevano
avere già un’occupazione ad
attenderli) e dovevano dimostrare di avere
il denaro sufficiente a mantenersi.
Venivano anche visitati per stabilire se
avessero malattie. Gli ispettori contrassegnavano
i loro abiti con il gesso: L per
‘lame’ (zoppia), G per ‘goiter’ (gozzo), H
per ‘heart condition’ (disturbo cardiaco).
Chi era stato contrassegnato con una di
queste lettere veniva trattenuto per ulteriori
accertamenti ed eventualmente rispedito
al Paese d’origine. Un po’ di numeri: nel
1850 gli Italiani a New York erano meno
di 1000; nel 1880 erano 13.000; nel 1900,
150.000; nel 1919 erano 340.000.
Le immagini dei barconi lungo il Mediterraneo
ci testimoniano i ‘ricorsi della storia’
per dirla con Vico. E in effetti a proposito
dei migranti De Amicis (1882) scriveva:
‘[…] Ammonticchiati là come giumenti/
Sulla gelida prua morsa dai venti,/
Migrano a terre inospiti e lontane;/Laceri e
macilenti,/ Varcano i mari per cercar del
pane./ Traditi da un mercante menzognero,/
Vanno, oggetto di scherno allo
straniero,/ Bestie da soma, dispregiati
iloti,/ Carne da cimitero,/ Vanno a campar
d’angoscia in lidi ignoti./ Vanno, ignari di
tutto, ove li porta/ La fame, in terre ove/
altra gente è morta;/ Come il pezzente
cieco o vagabondo/ Erra di porta in porta,/
Essi così vanno di mondo in mondo. […]’
Per la serie ‘trova le differenze’…
Ci sarebbe tanto da dire sui rapporti dei Paesi con i migranti Italiani. A mo’ di esempio, sotto trovate 3vignette: la prima apparve sul giornale americano ‘Life’, (1911) la cui didascalia sfotteva la parlata dialettale:
“Mezzo chilo 'e spaghett' e un fazzulett' al collo, lo stilett' e calzoni' fustagno, metti l'aglio che inghiott' a boccate
bestiali e un talent' a lustrare stivali.”. La foto centrale viene dal ‘Punch’ (8 agosto 1863), giornale inglese,
che titolava: “Londra infestata dai savoiardi”; era posta a corredo di un commento che spiegava come la
musica di strada possa portare alla pazzia e sia sopportata solo dai pidocchi, quale quello al centro del
disegno. L’ultima a destra è più recente, è una fotografia scattata nel 1958 a Saarbrucken, alla finestra di un
club. Il divieto d'ingresso per gli italiani era bilingue. Si tratta solo di un esempio: simili avvisi, in
Germania e soprattutto in Svizzera, erano frequentissimi. La domanda è d’obbligo: che abbiamo imparato
da questa lezione? Pare che Giuseppe Morello, alias ‘Artiglio’ per via di una mano deforme provvista del
solo mignolo, sbarcato in America nel 1892, avendo tentato inutilmente di sopravvivere onestamente, avesse
fondato tra il 1900 e il 1903 la prima famiglia mafiosa di Manhattan, per opporsi alle pessime condizioni di
vita cui lui e gli altri erano sottoposti, nonché per contrastare l’espresso rifiuto da parte degli americani di
lavorare con loro. Domanda: quanto tempo passerà prima che gli emigrati onesti in Italia diventeranno per
forza di cose disonesti?
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