martedì 18 luglio 2017

3. Maestri

Se si vuole parlare di scuola bisogna chiarire: parliamo delle nozioni che gli studenti devono sapere o parliamo di come devono saperle utilizzare? Io vorrei parlare di maestri. A distanza di anni di tutti i nostri insegnanti ne ricordiamo solo alcuni, uno o due: perché? Perché sono quelli che hanno lasciato un segno dentro di noi (‘in’+’segnum’). Di che è fatto questo segno? Non è fatto di nozioni. Non ricordiamo cioè il ‘che cosa’ ma ricordiamo il ‘come’: ricordiamo come quell’insegnante faceva lezione, come riusciva a non farci addormentare, come riusciva a rendere attraente una materia. Un bravo maestro sa parlare all’ultimo della classe, a quello più svogliato: sa eccitarlo. Cioè sa fare con la sua mente quello che Cupido fa al suo cuore: lo mette in moto, non gli concede di accontentarsi, lo fa desiderare. E come si fa? Nessuno ha la ricetta, così come nessuno ha la ricetta del grande amore. Ma una cosa è certa, cosa non si deve fare: un insegnante impreparato, inadatto, svogliato è il funzionario perfetto per un percorso di istruzione fatto a tappe, buono solo per chi vuole superare esami. Ma nessuno sa niente del mondo di domani, perciò abbiamo bisogno di studenti che sappiano anche immaginare, che sappiano usare la loro creatività. Abbiamo bisogno cioè di studenti che sappiano ‘come’ guardare oltre l’ovvio. Che, spesse volte, indossa la maschera dell’autorità.

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