Se si vuole parlare di scuola bisogna
chiarire: parliamo delle nozioni che
gli studenti devono sapere o parliamo
di come devono saperle utilizzare?
Io vorrei parlare di maestri.
A distanza di anni di tutti i nostri
insegnanti ne ricordiamo solo alcuni,
uno o due: perché? Perché sono
quelli che hanno lasciato un segno
dentro di noi (‘in’+’segnum’).
Di che è fatto questo segno? Non è
fatto di nozioni. Non ricordiamo cioè
il ‘che cosa’ ma ricordiamo il ‘come’:
ricordiamo come quell’insegnante
faceva lezione, come riusciva a non
farci addormentare, come riusciva a
rendere attraente una materia.
Un bravo maestro sa parlare
all’ultimo della classe, a quello più
svogliato: sa eccitarlo. Cioè sa fare
con la sua mente quello che Cupido
fa al suo cuore: lo mette in moto, non
gli concede di accontentarsi, lo fa
desiderare.
E come si fa? Nessuno ha la ricetta,
così come nessuno ha la ricetta del
grande amore. Ma una cosa è certa,
cosa non si deve fare: un insegnante
impreparato, inadatto, svogliato è il
funzionario perfetto per un percorso
di istruzione fatto a tappe, buono solo
per chi vuole superare esami.
Ma nessuno sa niente del mondo di
domani, perciò abbiamo bisogno di
studenti che sappiano anche
immaginare, che sappiano usare la
loro creatività. Abbiamo bisogno cioè
di studenti che sappiano ‘come’
guardare oltre l’ovvio. Che, spesse
volte, indossa la maschera
dell’autorità.
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