martedì 27 febbraio 2018

22. Voto di vastità

Consumare è il verbo del sesso e della merce: non a caso nelle pubblicità spessissimo si usano i corpi; cercate su internet il video realizzato dalla bravissima Lorella Zanardo per capire che significa realmente, nel mondo della tv. È il verbo della lussuria, la quale però non è una faccenda di corpi: la Bibbia (con la vicenda delle figlie di Lot che si accoppiano con il loro padre ubriaco), i miti mediorientali (Adone), quelli cretesi (Pasifae, la moglie di Minosse che si accoppia col toro) sono pieni di racconti di sesso, ma Agostino è perentorio: “la lussuria non è il vizio dei corpi belli e attraenti, ma dell’anima perversa”, perché è una questione di incontinenza, come non smette di dire Dante. Per districare le cose si distingue allora l’atto sessuale (del corpo nudo) dall’eros (che riguarda il gioco della seduzione), dall’amore (che è tutt’altro ancora). Certamente la lussuria è sempre un’eccedenza e Valentine de Saint Point la celebra nel “Manifesto futurista della lussuria”, un inno sfrenato al piacere senza vincoli, proprio perché “la lussuria è una forza”. E dunque ha a che fare col tempo: Tempo che nel dipinto ‘La Venere smascherata’ del Bronzino svela la Verità e l’Inganno; e Tempo che oggi è messo sotto scacco dalla modernità: in senso letterale, poiché il Viagra cancella temporaneamente i suoi effetti; in senso figurato, perché anche i giovani, per paura di fallire, preferiscono ricorrere alla pillola blu. Proviamo a mettere ordine. La lussuria riduce un corpo all’atto (per la serie ‘tutte sono uguali’), mentre il sesso è anche un’altra cosa: Lawrence lo descrive nella sua carica di vitalità totale, che può portare ai confini di thanatos (la morte): è il caso di Lolita, come il caso di Salomè (Oscar Wilde). Il sesso diventa la risposta alla società, al perbenismo, al conformismo: è il caso di Pasolini e dei suoi film scandalo, così come di Bukowski, che fa del sesso il simbolo della liberazione da una società ipocrita. Perché la società è quella del fallo, per cui è tollerabile e elogiabile il don Giovanni, mentre è stigmatizzata la donna, considerata una poco di buono se si sveste troppo e se si veste di troppi amanti. Così al Berlusconi piacione si contrappone o la Bindi o la Boschi (e vi ricorderete tutti le battutine derisorie). Ma a differenza della politica dove non è detto che chi la eserciti la sappia fare veramente, il mondo del porno è una garanzia, visto che la pornostar testimonia meriti acquisiti. L’amara conclusione è che non è bastato ascoltare De Andrè cantare di chi l’amore “lo faceva per passione”: pertanto invochiamo un voto di vastità, capace di liberare il corpo dalle umiliazioni, e di renderlo di nuovo poetico, cioè non consumabile.

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