Trilussa racconta la storia della Lumachella che avendo scrisciato su per l'obelisco ed essendosi girata a guardare la bava, ha esclamato: "già capisco che lascerò un'impronta nella storia!".
Curiosamente l'aggettivo che deriva dalla 'superbia' ('superbo' appunto) non dice una cosa palesemente negativa bensì una cosa straordinaria; una cosa di cui si fanno le lodi. Perché mia? Probabilmente perché il superbo di cui ci racconta la chiesa, Satana, era comunque affaccendato alle lodi di Dio. Da qui anche il detto della saggezza popolare: "chi si loda, s'imbroda" a dire delle manie di grandezza che possono colpire chiunque; ma ci fa capire anche che 'orgoglio' e 'superbia' sono due cose distinte. Anche in psicanalisi: l'orgoglio è necessario alla propria autostima. Shakespeare è più chiaro ancora: "la superbia è lo specchio di se stessi, è tromba e cronaca di se stessi", vuol dire cioè che la superbia ha a che fare con l'arroganza e che è una cosa sociale. Il vocabolario italiano ha sotto la lettera 'r' la parola 'rodomontata' che sta per 'vanteria, bravata, fanfaronata' e ci permette di fare un po' il riassunto delle cose: il termine viene da un personaggio della letteratura, da Rodomonte, un saraceno fortissimo e superbissimo, re dello stato africano di Sarza: la superbia è un fatto politico. E se Dante incontra superbi che furono politici, a noi invece ci tocca sovente di incontrare esperti di rodomontate che sempre più spesso sono ascoltati e sempre meno ridicolizzati. In fondo superbi nell'Inferno non ce ne sono, come a dire che lo sono tutti i vivi, ma Nietzsche aggiunge che ben peggiore è chi nega di essere superbo: e dunque per non doversi disprezzare è bene rileggersi il poeta Eliot: "l'umiltà è la virtù più difficile da conquistare; niente è più duro a morire del desiderio di pensar bene di se stessi".
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