martedì 27 febbraio 2018

N. 32. Follia

Platone diceva che la follia era una cosa seria: ma si doveva trattare di follia vera, cioè di mania, la quale era di quattro specie: quella profetica (per leggere i segni della volontà divina), quella mistica (per purificarsi), quella poetica (per scrivere poesie), quella amorosa (per ricordarsi della bellezza che è nell’altro mondo). Col tempo abbiamo ingarbugliato le cose: in effetti Erasmo da Rotterdam, un po’ giocando, un po’ facendo il serio, fa dire alla Follia in persona che se i piaceri (tutti) sono piacevoli è perchè sanno di pazzia; dacché la conclusione a cui arriva Shakespeare è ovvia: non c’è posto al mondo dove non cammini la follia. Al che ci potremmo chiedere se la follia è una cosa del singolo oppure invece colpisce a gruppi e rispondere non è per niente facile. Definiamo la follia come l’abbandono di ogni criterio razionale: se clinicamente l’hanno riscontrata negli ospiti del centro di Sorrento sfrattati per chissà dove; ne ha parlato diversamente la poetessa Alda Merini, rinchiusa dal marito in manicomio, la quale ha sempre sostenuto di non avervi mai trovato tante persone sane dentro come tanti pazzi fuori in libertà. Follia è anche quella di J.F.Nash che romanzata al punto giusto, riporta il discorso a Platone mostrandoci sul grande schermo che i pazzi capiscono cose che i sani non arrivano nemmeno ad immaginare. Nietzsche (che di pazzia se ne intendeva pure lui) risolse la questione così: nei singoli la pazzia è rara, nei partiti e nei gruppi la pazzia è una regola. Dire che i pigri mentali che ci vorrebbero governare sono pazzi, sembra quasi un complimento: sarà per colpa del Vasco nazionale che ci ha fatto credere per anni in una vita spericolata e in un equilibrio sopra la follia. Il fatto è che più le cose sembrano pazze e più hanno successo: forse è la prova che questa è un’epoca di pazzia, chissà. Ma visto che spesso, cessando di essere pazzi si diventa stupidi, dovremmo stare attenti: non a rimanere sempre sani (che è vera follia) ma neanche a crederci Napoleone. E se spesso vien facile superare le stupidaggini, le contraddizioni, gli sbagli con un sorriso (specie in politica), Torquato Tasso, che fu rinchiuso “e incatenato come frenetico” ci permette di riportare il discorso nelle righe: se infatti non si è certi della sua pazzia, si è quasi sicuri del suo amore impossibile per Eleonora d’Este. E forse a ragione: l’unica cosa che non negheremo mai, neanche davanti allo specchio, sono le follie d’amore.

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