domenica 10 giugno 2018

N. 39 - SACROSANTA VITA

Walt Whitman, il poeta americano, in una poesia si interroga su cosa c’è di buono nella vita: alla fine scrive che di buono c’è che “il potente spettacolo della vita continua e tu puoi contribuirvi con un tuo verso”. Quale sarà il tuo verso? chiede il prof. Keaton nell’Attimo Fuggente ai suoi studenti e ci fa ricordare che la vita è come una lunga strada e ciascuno, ‘on the road’, ha il diritto di tentare, di sbagliare e di provarci ancora a realizzare la sua vita; Hilmann avrebbe detto meglio: “a realizzare il proprio daimon”. Una parola questa che non ha nulla di religioso, ma dice che tu sei l’evento della tua vita, che tu sei importante perché hai qualcosa di diverso da tutti gli altri. Potremmo tradurlo con ‘talento’ se non fosse che a causa di certi programmi TV il talento è diventato merce. Provate a pensarci: davvero Battisti o De Andrè o Vasco avrebbero superato la selezione di Amici? Il fatto è che la stessa TV mostra anche come si vive una determinata condizione, come si vive una relazione d’amore, come si corteggia: questo ‘come fare’ nega esattamente il daimon di cui sopra, lo fa diventare standard, uguale a tutti gli altri. Tutti uguali e tutti idioti: per questo Macbeth diceva che la vita è un racconto, la favola di un idiota sulla scena del mondo; ma lui aveva le visioni e solo Erasmo riesce a credergli spudoratamente, dicendo che la vita è il gioco della pazzia. Il Vasco nazionale sembra più sottile e ci dà qualche margine in più: “la vita è un brivido che vola via”; unisce Carducci e Eraclito parlando comunque di pazzia e del barcamenarsi alla meglio. Perché la vita è ambigua e tale deve essere: non sappiamo nemmeno se siamo padroni del nostro destino. È sempre vera allora la vita? A vedere i nonni sì, a vedere i bambini no: forse per questo Simone Weil ci ricorda che temperanza e coraggio fanno la vita quello che è. Ma il coraggio non ha nulla a che vedere con la prestazione: il coraggio di dir ‘sì’ alla vita vuol dire ‘sporcarsi le mani’, vuol dire scegliere, essere responsabili, vuol dire anche fallire, perché non c’è nulla di disonorevole in questo. Ci vogliono insegnare ad aggiungere anni alla vita: Seneca ci ricorda che dobbiamo invece imparare ad aggiungere vita agli anni. Come? Ascoltati.

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