mercoledì 26 settembre 2018

N. 47 - ESTREMI

TIPI ESTREMI

Le espressioni popolari con ‘estremi’ richiamano quelle latine che indicano ‘l’ultimo momento’ della vita (estrema unzione), delle possibilità (extrema ratio), del tempo (‘in zona Cesarini’). Le parole che iniziano con ‘dia’ indicano poi gli ‘estremi’ che però sono in qualche modo in relazione tra loro: ‘dia-metro’ è la distanza estrema tra due punti uniti da una retta, ‘dia-logo’ è il discorso tra due estremi, cioè due persone che hanno idee diverse ma che si parlano. Anche ‘dia-volo’ ha a che fare con l’idea di ‘estremi’: indica la distanza massima da Dio; e per Ario si sa, Dio senza il Diavolo è come Holmes senza Moriarty, inimmaginabile. In un mondo dove gli estremi sono separati, in un mondo diametralmente opposto a quello nostro, i Greci mettevano gli ‘antipodi’ che, secondo loro, abitavano una terra nell’emisfero australe; pressappoco dove l’Ulisse di Dante dice di essersi imbattuto dopo mesi di navigazione, in una montagna altissima, mai viste di simili, che non fa in tempo ad esplorare perché un vortice improvviso risucchia tutta la nave, sbattendolo all’Inferno. Quella montagna sta agli antipodi rispetto a Gerusalemme: la quale, come centro del mondo, unisce due antipodi, il Purgatorio e il centro dell’Inferno, dove è conficcato Lucifero, nel cuore della Terra. Perfino Galileo cita gli Antipodi, ma tentando di spiegare una cosa ovvia per lui e non per i suoi contemporanei: «gli antipodi nostri per sostenersi e caminare non hanno difficoltà veruna, perché fanno giusto come noi». Gli estremi-sti di allora, come quelli di oggi, non ammettevano altro che il loro unico punto di vista, abolendo di fatto non solo l’altro estremo ma anche il ‘dià’, il mezzo per arrivarci: e infatti, quelli di allora, come quelli di oggi, pur se con strumenti diversi, continuano a fare la stessa cosa, a recidere qualsiasi forma di dia-lettica. Niente di più sbagliato: perché senza estremi non ci sono viaggi. Né quelli fisici, né quelli spirituali, né quelli d’amore, i quali infatti se non presuppongono due estremi che tentano di incontrarsi o sono inutili o sono addirittura deleteri. Viva gli estremi, dunque, perché all’estremità delle cose si trova sempre qualcosa di buono. Ce lo mostra Cosimo nel Barone Rampante di Italo Calvino che vive sugli alberi, cioè all’estremità rispetto al mondo della terra, e così ha un altro punto di vista sulle cose. E ce lo ricorda Cristo nel Vangelo, perché se non c’è un estremo, non c’è nessun prossimo. 

 « Gli estremi si toccano. » Louis Sébastien Mercier

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