L’anima è ormai inflazionata e parlare dell’anima pare essere solo da sentimentali: eppure ci fu un tempo in cui la parola ‘anima’ era una delle più gettonate, protagonista indiscussa delle peripezie nell’invisibile. Platone dice che prima di cadere prigioniera del corpo, l’anima ha avuto modo di vedere “le cose vere” e perciò quando impariamo in realtà stiamo solo “ricordando”; gli ebrei la chiamano ‘nefesh’ per dire lo spirito (cioè il respiro): e infatti Dio nel Genesi crea il mondo parlando; San Paolo dice che l’uomo è fatto di corpo, anima e spirito. Se ‘pneuma’ in greco vuol dire ‘spirito’, S.Agostino, nel fare la traduzione di ‘psiche’ usa la parola ‘anima’ e finisce così per mettere insieme la tradizione greca e quella ebraica. Da allora le cose si complicano: l’anima diventa non solo ciò che vivifica un corpo ma anche ciò che conosce, se non proprio ogni verità, sicuramente quelle morali. Così i cartoni diventano ‘animati’ solo perché sembrano vivi, ma Satana ci fa capire che l'anima è importante (visti gli sforzi che fa per corromperla); Dante poi avverte che nel peccare l'anima si calcifica, per questo nell’Inferno i dannati vengono scorticati, lacerati e possono sentire dolore. Se l'anima dei dannati è brutta, come quella di Dorian Grey, quella dei beati è bella e splendente: per questo diciamo che la bellezza è interiore, anche se nell'epoca dei selfie nessuno più ci crede. Nonostante tutto però l’anima è rimasta quella che era e di questo ce ne accorgiamo nelle faccende d’amore. Così scrive Rumi, poeta mistico persiano: "Felice il momento quando sediamo io e te nel palazzo, due figure, due forme, ma un’anima sola, tu e io".
Il corpo è un regalo, l’anima una conquista.
Mogol
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