Quando parliamo di corpo, parliamo di una cosa sola o di tante parti tenute insieme? Per gli antichi il corpo è un insieme di parti: basta guardare come lo raffiguravano sui vasi per rendersene conto, mani, braccia, petto, collo, testa, tenute insieme da un punto comune, come Jeeg Robot d'Acciaio. Il che è comprensibile, visto che le ferite da guerra o addirittura le amputazioni degli arti mostravano loro che il corpo, nonostante tutto, continuava a vivere. Perfino i sentimenti sono per loro una questione di corpo: il corpo è poroso. Il dio abita il corpo: lo abitano (nell'Iliade prendono forma umana) lo rinvigoriscono (come Ettore quando è colpito a sangue) oppure lo cambiano, come succede ad Ulisse quando viene accarezzato da Atena. Il corpo è esso stesso espressivo: non comunica qualcosa che succede dentro: l'ira di Achille non è faccenda di cuore, come la strage dei Proci da parte di Ulisse non è vendetta.
Anche per la religione cristiana il corpo è fondamentale: se il Medioevo lo condannerà come fonte di ogni peccato, il messaggio del Vangelo è invece chiarissimo: Dio si è incarnato, si è fatto uomo, è diventato corpo. Ogni cristiano non crede forse nella resurrezione del corpo? E a messa, non crede che l'ostia sia il corpo e il sangue di Cristo?
Maria, che accetta di esser madre, ci mostra poi il mistero del corpo che non è semplice materia: è il luogo di un evento, cioè di un accadere. Il miracolo non riguarda forse il corpo?
Allora chissà, forse non è il corpo ad avere l'anima, ma l'anima ad avere un corpo.
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