domenica 24 febbraio 2019

N. 57 - PAURA

Paura del domani.
Penso all'economia. La paura e l'avidità sono le due uniche componenti che garantiscono ancora una certa umanità alle strategie per accumulare sempre più soldi e potere. Anche se S. Tommaso è sicuro nel dire che l'avidità testimonia la rinuncia dell'uomo alle gioie eterne per i beni materiali, la vita contemporanea ci mostra che quando si ha paura si tende ad accumulare di più. In realtà già la Bibbia mostra questo: il Faraone fa 2 sogni simili, in cui 7 vacche grasse e 7 spighe di grano piene vengono mangiate rispettivamente da 7 vacche magre e da 7 spighe sottili. Giuseppe interpreta i sogni come la profezia di una carestia e allora il Faraone ordina di fare scorte. Il comandamento del vivere contemporaneo è leggermente diverso: la paura del domani induce a vivere 'pienamente' l'oggi, insomma a mangiarsi le scorte oggi. Il che ci dice che al domani come promessa si è sostituito il domani come minaccia: i giovani, per la prima volta nella storia dell'umanità, sono stati diseredati dal futuro, da sempre considerato il 'loro' mondo. Questa paura collettiva del domani li spinge inevitabilmente a non pensare al domani: sono state polverizzate le motivazioni, le risposte, le visioni di un futuro. Dobbiamo arrenderci a vivere un eterno presente, a vivere alla giornata? I film ci bombardano con il messaggio che dobbiamo godere del presente, la pubblicità ci vuole uomini e donne di successo e senza paura, il pensiero comune ci vuole pronti alle sfide del presente, dunque senza paura di buttarsi a capofitto, perché tanto “sarà quel che sarà”. So che il paragone può apparire azzardato ma Primo Levi ci dice che Auschwitz è il posto che non ha domani; e Dante ci dice che l'Inferno è il posto che non ha speranza, laddove 'speranza' sottintende appunto 'domani'. Con questo voglio dire che la modernità non sta cancellando il futuro, piuttosto che lo ha accorciato: il futuro è diventato letteralmente 'domani'. Il che aumenta l'angoscia per le occasioni mancate, aumenta la paura del presente, aumenta l'ansia per i fallimenti. Risultato? I ragazzi o si anestetizzano desiderando scomparire, o aggrediscono desiderando primeggiare; complici gli adulti che, per la prima volta nella storia del mondo, hanno trovato il modo di continuare ad esser loro i 'giovani'.  

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