L'oggetto libro nasce nel Medioevo anche se già Giulio Cesare, per non farsi fregare firmando carte che non avrebbe firmato, faceva rivettare le estremità del malloppo con due pezzi di legno. Il libro come lo conosciamo noi è pure lui diverso dal manoscritto medievale, nonostante pure questo avesse un indice e le pagine numerate. Il tascabile di oggi esce dai torchi di Manuzio e prima ancora da quello di Gutenberg. Sul quale si racconta pure una storiella interessante: pare che avesse detto ai figli di portare un torchio a Bologna, dal momento che la presenza dell'Università garantiva un sicuro business. Niente da fare: i monaci li cacciarono via a calci. L'episodio è divertente ma soprattutto è vero e ci permette di sottolineare una cosa importante: il libro a stampa e il manoscritto sono due mondi diversi, non solo due oggetti diversi. Prendiamo due manoscritti famosissimi: il Virgilio di Petrarca (che lui impegnò per problemi economici e poi, da ricco, riuscì a riacquistare) e la Bibbia di Borso D'Este, comprata all'asta dall'imprenditore Treccani nel 1924 per la cifra spaventosa di 5 milioni di lire! Il Virgilio di Petrarca si apre con una miniatura di Simone Martini (uno che se la contendeva con Giotto, per intenderci); alla Bibbia di Borso d'Este ha lavorato una squadra di artisti per 6 anni. All'opposto, prendete il primo libro stampato nella storia: la Bibbia di Gutenberg. Guardate bene: ha degli spazi bianchi, pensati perché il proprietario potesse pagare un miniatore e farsela abbellire. Il libro con Gutenberg e poi con Aldo Manuzio (che inventa il format piccolo, da viaggio) è diventato un'altra cosa: qualcosa di cui servirsi, non qualcosa da conservare. E infatti nel 1500, in Europa, circolavano 200 milioni di libri: fu come la TV per l'Italia. Il risultato? Senza i libri non ci sarebbe stata la Riforma di Lutero. La quale, a riassumerla, suona pressappoco così: non hai bisogno del prete, la Bibbia te la leggi a casa tradotta nella tua lingua. Senza la Riforma non ci sarebbe stata la Controriforma della Chiesa che, tradotta in soldoni, fa' più o meno così: non leggere la Bibbia da solo, fatti spiegare le cose, occupati solo di teatro e melodramma!
Devo riconoscere che abbiamo seguito alla lettera il dettato papale, visto che siamo arrivati a Xfactor e abbiamo pure i terrapiattisti.
Capiamoci: il libro non è sinonimo di 'cultura', né di 'sapere'; piuttosto di 'curiosità'. La quale porta sempre altrove, perfino all'Inferno: Paolo e Francesca si baciano leggendo il libro di Lancillotto e finiscono tra i lussuriosi; secoli dopo Faust trova dentro un libro il modo per vendere l'anima a Mefistofele.
Dovendo tagliare il discorso, chiediamoci allora: che cos'è un libro? Certo non è l'oggetto, né la storia che racchiude, perché non tutti i libri sono uguali. Certi libri servono per il resto della vita: non è retorica questa, è proprio la verità; certi libri ti preparano alla vita, ti raccontano storie che sono universali, ti mostra le forze che abitano dentro ognuno di noi e ti accusano anche: come puoi comportarti da Otello se hai letto quello che ha fatto?
Il libro insomma ti insegna una cosa sacrosanta: che non puoi tutto e che devi imparare ad ascoltare. E questo è il fondamento dell'amore, o no?
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