mercoledì 9 ottobre 2019

Il Critone

Critone è l'intimo amico di Socrate che gli fa visita in prigione il giorno stesso in cui fu eseguita la condanna. Poiché spesse volte lo aveva pregato che si lasciasse trar fuori, cerca ancora una volta di smuoverlo comunicandogli che tanti amici avevano preparato tutto il necessario alla fuga e alla nuova vita in esilio. Critone aggiunge che a quel punto non farlo sarebbe stata una cosa disdicevole, dal momento che proprio quegli amici sarebbero stati accusati dalla gente di non aver provato a salvare il loro amico. In più, che sarebbe stata cosa disdicevole anche per lui, Socrate: si sarebbe detto infatti di aver cercato il suicidio, nonché di aver abbandonato i figli ancora piccoli. Critone crede in questo modo di esortare Socrate a risolversi per la fuga. 
Il filosofo invece di tutta risposta lo invita a sedersi e a discutere, col patto che avrebbe acconsentito al proposito se e solo se, con argomenti chiarissimi, avessero trovato che quella era la cosa giusta da fare. La questione posta da Socrate suona più o meno così: è legittimo, in questa situazione, scappare da una condanna ingiusta?
Socrate avanza nel discorso in questa maniera: prima marca la separazione tra le opinioni e le azioni. A proposito delle opinioni chiede di distinguere tra cose buone e cose cattive; alla fine ottiene la conferma che sono da seguire solo le cose buone. A questo punto chiarisce che le cose buone non sono quelle che reputano i più ma quelle che la ragione stabilisce essere buone. 
Riguardo alle azioni dice che tutto il discorso deve iniziare dal saper sicuramente distinguere tra azione buona e azione cattiva. E che, nel caso fosse manifesto che un'azione è cattiva, l'anima ha il dovere di sostenere con tutta la forza possibile qualunque sforzo o pena pur di non commettere deliberatamente il male, anche a costo di morire. Questo vuol dire 'sapere ciò che si deve fare'. Aggiunge poi che non è lecito far ingiuria a nessuno, nè vendicarsi dell'ingiuria subita. Questo perché non è permesso a nessun privato cittadino di violare le leggi stabilite dalla città, alla cui autorità tutti sono sottoposti. Posto questo, segue che neanche quando queste leggi siano ingiuste, è lecito disubbidire.
Pertanto Socrate conclude: senza l'ordine del giudice uscire di prigione vuol dire fuggire, ovvero commettere un atto contro l'autorità delle leggi. Pertanto obbedire al consiglio di Critone sarebbe ingiusto. 

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