La dignità fa rima con umanità.
È di qualche giorno fa la notizia di cronaca che calza a pennello con la parola chiave di questo numero: dignità. La notizia è che Marco Cappato, attivista del Partito Radicale italiano, è stato giudicato non colpevole dalla Corte Costituzionale per aver agevolato il suicidio di Dj Fabo, tetraplegico in seguito ad un incidente. La sentenza, in sostanza, dice che la pratica di assistenza al suicidio non è equiparabile all’istigazione al suicidio: per questo Marco Cappato non è stato giudicato colpevole. Ne approfitto per chiarire i concetti. Il suicidio assistito è fatto in modo volontario (il farmaco necessario viene assunto in modo autonomo); nell’eutanasia attiva il medico somministra il farmaco; nell’eutanasia passiva il medico sospende tutte le cure (spegne le macchine). In Italia il suicidio assistito e l’eutanasia attiva sono vietati; l’eutanasia passiva è permessa se esplicitamente richiesta nel ‘testamento biologico’.
Proviamo ad allargare il discorso. Il concetto di ‘dignità’ è un concetto moderno: ne ha parlato Primo Levi per primo, a proposito della macabra ed inquietante esperienza del Lager. La dichiarazione dei diritti fondamentali dell’uomo, firmata il 10 dicembre 1948, ha la parola ‘dignità’ nel preambolo e nell’articolo 1 (“tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti”). La Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1 gennaio del 1948, distingue la ‘persona’ (di cui riconosce, protegge e garantisce i diritti inviolabili) e il cittadino (cui sono concessi diritti): la persona viene prima dello Stato e per la persona (per il suo sviluppo) lo Stato si impegna ad operare (costruendo opportunità o rimuovendo gli ostacoli). La persona insomma è più importante dello Stato; la dignità dell’essere umano vale più della semplice ‘vita’. Poiché la persona non è un fatto della natura ma è un ‘farsi’, cioè un ‘costruirsi’, un modificarsi e un tendere verso il futuro, non esiste nessun modello precostituito: in breve, ci sono 7 miliardi di modi di essere uomini o donne, tanti quanti sono gli esseri umani che vivono su questo Pianeta.
Per Giovanni Paolo II la dignità umana viene direttamente da Dio, poiché Dio ha creato l'uomo a Sua immagine e somiglianza. Paolo VI, avendo specificato che la dignità richiede che le opere umane siano frutto di libera scelta, riporta il discorso da dove eravamo partiti e ci chiede di rispondere a questa domanda: da cosa si può essere sicuri che un uomo è libero di scegliere? Ps: dire ‘sono libero perché posso fare quello che voglio io’ non significa niente, lo dice anche il goloso che mangia quello che vuole (quindi è spinto dal desiderio), il lussurioso (anche lui spinto dal desiderio), l’avaro, l'accidioso, il pauroso… a volte anche il politico!
Senza la dignità, l’identità viene cancellata.
(Laura Hillenbrand)
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