"Traite, fili de le pute" è la frase che leggete in un affresco e che ci fa pensare al fumetto. Tralascio la indovinabilissima traduzione per dirvi solo che il testo è leggibile nella Basilica di San Clemente e Sisinnio in Laterano a Roma, chiesa del XI secolo. I personaggi rappresentati sono San Clemente (che si esprime in latino) e Sisinnio che ordina ai suoi servi, in volgare romanesco, di trascinare il Santo in prigione. La scelta di differenziare le lingue e di destinare quella più nobile al Santo e quella del 'volgo' ai servitori rispecchia la separazione tra chi sa e chi non sa, anche se Dante metterà in chiaro che pure il volgare ha una sua dignità dal momento che è compreso dalla maggioranza della gente e dunque può apportare benefici a un numero maggiore di persone rispetto al latino. Insomma, se Dante vivesse oggi, aprirebbe un canale Youtube, chiarendo una cosa che i ragazzi di oggi sanno inconsciamente: una cosa è il mezzo, un altro il contenuto. Scegliere il mezzo appropriato ad un determinato contenuto sarà un problema pure per Tasso che non a caso contesta Aristotele e apre le porte a Manzoni. E tutta la critica letteraria dal Rinascimento ai giorni nostri si è trovata ad usare 'forma' e 'contenuto' per distinguere i classici dai libri di valore, i buoni libri dai romanzetti, l'intrattenimento dalla spazzatura. Il giudizio sui fumetti è stato unanime fino alla fine del secolo scorso: li si considerava 'opere di serie B'. Da una parte i fumetti per i bambini in stile Walt Disney, dall'altra quelli per adulti, di livello basso, spesso a tema la violenza, il sesso, il sangue. La battuta 'guardi solo le figure' che spesso sentite dire viene da lì, dal reputare il fumetto un genere adatto a chi non può leggere le grandi opere non avendone le capacità. Questo fino alla fine degli anni '60 quando sul mercato appaiono le prime 'graphic novel', cioè i romanzi a fumetti, in cui si raggiungono alti livelli di gusto e di intelligenza, tanto che Umberto Eco li nobilita definendo Hugo Pratt, il creatore di Corto Maltese, un "narratore verbo-visivo". Forse in qualche edicola avrete visto 'i romanzi a fumetti' su Pasolini o su Peppino Impastato: questo ci suggerisce che il fumetto è oggi utilizzato come 'mezzo' per narrare una storia vera. Siamo tutti abituati alle immagini e al cinema, per cui l'obiettivo che si vuol raggiungere è catturare l'attenzione del lettore, offrendogli su carta una storia che potrebbe benissimo stare su pellicola. Il successo al botteghino degli Avengers prova poi la strettissima parentela che c'è tra il linguaggio del fumetto e quello del cinema, tra il tratto grafico e gli effetti speciali: in fondo quanto è diversa la sceneggiatura dal fumetto? Ci sono però anche casi in cui il fumetto è di gran lunga superiore al film: è questo il caso di Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo, le cui citazioni e il cui taglio impegnato lo hanno reso oggetto di numerose tesi di laurea, ma la cui versione cinematografica è irriconoscibile. Come concludere allora questa riflessione? Confessandovi che ho bisogno di più tempo per rifletterci su, ma che intanto continuo a lavorare al terzo volume della storia di Massa Lubrense a fumetti.