LA VOCE DI UNA DONNA
Proviamo ad alzare il tiro in questo articolo. Proviamo a parlare di un argomento che occupa purtroppo sempre più le pagine di cronaca nera ma che non sembra importare a nessuno. Proprio l'altro giorno così il Corriere della Sera riportava la notizia dell'ultimo femminicidio: lui era tutto preso dal suo lavoro, avrebbe voluto finire di pagare la villetta per la famiglia, lei voleva lasciarlo. Rileggete l'ultimo periodo che ho scritto. Ora rileggetelo ancora. Poi rispondete alla domanda: sembra o no che la colpevole sia lei? Passa in secondo piano tutto il resto, che lui sia l'assassino, che abbia sparato alle due figliolette, abbia ucciso la moglie e si sia tolto la vita. Tutto quello che rimane è che la strage ha una causa, il che vuol dire che ha una ragione e che se lei - la donna, la vittima - fosse stata al suo posto, si sarebbe evitata. è lo stesso che sentite quando accadono violenze: aveva il vestito troppo corto, 'se l'è cercata'.Capite che tradurre un fatto in parole è già una distorsione; a questo dobbiamo aggiungere che la distorsione operata riflette a sua volta sempre un fatto di cultura. Voglio dire che parlare di un fatto riflette sempre il modo con cui ognuno di noi, nel parlare, sistema la realtà. Per questo i pettegolezzi si diffondono velocemente, perché vanno a inserirsi nei buchi di quello che non si sa, non si è capito, si è immaginato. Esempio: accade un fatto, Giorgio ne parla ad Aldo, Aldo dice a Marco quello che lui ricorda di aver ascoltato da Giorgio; Marco riporta a Marcello quello che Aldo avrebbe detto; Paolo è sicuro di sapere che cosa Giorgio ha visto. In questo giro ognuno si sente libero di lasciarsi scappare un'opinione, aggiungendo commenti a commenti, per sembrare quanto meno una persona sveglia. In una società profondamente maschilista come la nostra, in cui il destino della donna è già prestabilito (figli, famiglia), in cui il dovere della donna è quello di sacrificarsi (per i figli e per il marito), in cui se proprio vuole lavorare è solo part-time (ed è una concessione perché la si concorda), in cui il tradimento del maschio-marito è indice di virilità mentre quello della donna è disonorevole, in cui il piacere del maschio è naturale mentre quello della donna è diabolico, il ruolo della donna è quello di accudire, tutto il resto è tacciato come forma di egoismo, di superficialità, di capriccio da bambina. Questo viene da lontano, almeno dai Romani che nei primi tempi avevano nel pantheon due déi, Tacita Muta e Aius Locutius: la qualità della donna era il silenzio, quella dell'uomo la voce. Ed è stato così fino a 50 anni fa, quando la voce delle donne ha cominciato ad avere peso pubblico, ha cominciato a contare qualcosa nella società. Non è più un essere da sottomettere, da controllare, da guidare: la donna ha un'identità sociale che prima non aveva, perché prima era 'la moglie di', 'la figlia di', 'la madre di'. Domanda: i maschi hanno gli strumenti culturali per relazionarsi a loro alla pari? No, o almeno non tutti. Quelli che non ce l'hanno fanno una sola cosa, o meglio ripetono la cosa che per millenni il maschio ha fatto nei confronti della donna: la zittiscono. Un consiglio a tutte: al primo schiaffo, andate via. Vuol dire che si è superata la soglia.
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