PREGARE CON LA PELLE
La pelle è l’organo più esteso col quale ‘sentiamo’ il mondo
fuori; talmente riteniamo attendibile ciò che percepisce che basta dire ‘lo
sento a pelle’ per non aver bisogno di dare ulteriori spiegazioni. Nulla di
strano se non fosse che quest’ultima espressione la usiamo per dire l’antipatia
o la simpatia nei confronti di una persona. Vi rassicuro, non è nulla di
spirituale, è solo che col nostro corpo riusciamo ad avvertire la chimica
dell’altro corpo che ci sta davanti. Una cosa che sanno fare bene i cani,
‘fiutarci’. Che la pelle ci dia risposte immediate è però un dato di fatto,
come lo è che queste risposte non hanno bisogno di essere elaborate dalla
nostra ragione. Perciò Alda Merini scrive che “a pelle si sentono cose a cui le
parole non sanno dare un nome” facendo della pelle l’organo prediletto
dell’amore. Per Dante era una questione di occhi, per la Merini una questione
di pelle. In questa dualità non c’è la contrapposizione tra l’amore e il sesso
o, peggio ancora, tra l’amore carnale e quello spirituale ma all’opposto c’è la
consapevolezza che l’amore passa attraverso il corpo, che l’amore è sì una
faccenda che riguarda il cuore ma che germoglia innanzitutto nel corpo. Questo
lo sa bene la teologia cristiana che non a caso crede in un Dio – del Quale
‘amore’ è uno dei suoi attributi – incarnato e fatto uomo. Il corpo – e dunque
la pelle – è perciò ‘veicolo’, del bene o anche del male, del cielo così come
della terra. Del resto si prega perché si sta in questo mondo, perché si sta
‘in una pelle’ e non conta se a volte si prega il cielo e altre che il telefono
squilli. Se ‘a pelle’ ci si riconosce, ‘sulla pelle’ i giovani si tatuano i
momenti da ricordare perché forse non si fidano più di riuscire a salvare ciò
che arriva ‘sotto pelle’, come i ricordi di un grande amore, di una profonda
amicizia, di un’esperienza indimenticabile. La pelle insomma nasconde anche un
mondo dentro, è proiettata fuori e lascia passare dentro. Come ogni confine,
come ogni porta che si rispetti. Per questo sarebbe il caso di portare sempre
rispetto. Ad ogni porta e ad ogni pelle.
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