IL PUDORE è UN VESTITO?
Una volta la pudicizia era una virtù, quella di essere
riservati, modesti, vergognosi di tutto quanto riguarda la sfera sessuale.
Nella Cappella Sansevero di Napoli
la statua della Pudicizia forma, con
il Cristo velato e il Disinganno “la terna d’eccellenza
artistica” che conquistò anche Canova. Lo scultore è Antonio Corradini e per la
Pudicizia realizza un sottilissimo
velo che lascia intravedere il corpo nudo della giovane in un gioco di chiaroscuri,
di rimandi e di aderenze che aveva già sperimentato in un’altra opera precedente,
ora al Louvre, ma senza gli effetti di forte contrasto come appaiono nella
Cappella di Raimondo di Sangro. Lo sguardo della donna è rivolto di lato, nella
direzione opposta a quella naturale dello spettatore: il bruciaprofumi ai suoi
piedi, le rose lungo il pube, il seno evidentissimo richiamano esplicitamente
le gioie del sesso. L’albero della vita, la lapide spezzata sono simboli della
brevità della vita. Il richiamo al “carpe diem”, al “cogli l’attimo”, alla “giovinezza
che si fugge tuttavia” sono evidenti. Lo sguardo della donna è pudico proprio
perché si vergogna delle sue grazie che inducono alla lussuria. Eppure nel
frontespizio dell’Encyclopédie di
Diderot e d’Alembert c’è rappresentata una donna velata. Diderot era un
massone, come lo era pure Corradini e in ambito della massoneria la donna
velata riprende l’immagine di Iside, dea egiziana che veniva rappresentata
velata in quanto dea delle iniziazioni. A questo punto la statua non
rappresenta più la pudicizia ma la ‘verità velata’; mettendo insieme gli
elementi di cui ho già detto vien fuori più o meno questo messaggio: “c’è altro,
oltre la vita e oltre la morte”. L’opera è del 1752 e negli stessi anni
Francesco De Mura, pittore di scuola napoletana, dipinge Imene e la Pudicizia, nel quale conferma più esplicitamente ancora la
relazione tra ‘sesso’ e ‘pudicizia’, anzi lascia intendere che ‘pudore sta con
onore’ come ‘oscenità sta con disonore’. Le cose vanno avanti così fino ai
giorni nostri, soprattutto col sottolineare che la pudicizia è una virtù squisitamente
femminile; il che contraddice il riferimento biblico della Genesi nel quale il pudore riguarda sia Adamo che Eva. Infatti,
dopo aver mangiato del frutto dell’albero proibito entrambi si scoprono nudi ed
entrambi tentano di coprirsi le pudenda.
Per chiudere il discorso potremmo dire così, che il pudore buono segue sempre
una verità s-coperta, mentre quello imposto genera moralisti e posture oscene.
La sapienza popolare sintetizza tutto molto meglio: ‘chi ha la faccia come il c…
non ha pudore’. A me ricorda certa politica.
Così nacque
il pudore, che regna su tutti gli uomini, e in particolare sui popoli lascivi.
- Anatole France -
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