martedì 31 agosto 2021

N.117 - PUDORE

 IL PUDORE è UN VESTITO?

Una volta la pudicizia era una virtù, quella di essere riservati, modesti, vergognosi di tutto quanto riguarda la sfera sessuale. Nella Cappella Sansevero di Napoli la statua della Pudicizia forma, con il Cristo velato e il Disinganno “la terna d’eccellenza artistica” che conquistò anche Canova. Lo scultore è Antonio Corradini e per la Pudicizia realizza un sottilissimo velo che lascia intravedere il corpo nudo della giovane in un gioco di chiaroscuri, di rimandi e di aderenze che aveva già sperimentato in un’altra opera precedente, ora al Louvre, ma senza gli effetti di forte contrasto come appaiono nella Cappella di Raimondo di Sangro. Lo sguardo della donna è rivolto di lato, nella direzione opposta a quella naturale dello spettatore: il bruciaprofumi ai suoi piedi, le rose lungo il pube, il seno evidentissimo richiamano esplicitamente le gioie del sesso. L’albero della vita, la lapide spezzata sono simboli della brevità della vita. Il richiamo al “carpe diem”, al “cogli l’attimo”, alla “giovinezza che si fugge tuttavia” sono evidenti. Lo sguardo della donna è pudico proprio perché si vergogna delle sue grazie che inducono alla lussuria. Eppure nel frontespizio dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert c’è rappresentata una donna velata. Diderot era un massone, come lo era pure Corradini e in ambito della massoneria la donna velata riprende l’immagine di Iside, dea egiziana che veniva rappresentata velata in quanto dea delle iniziazioni. A questo punto la statua non rappresenta più la pudicizia ma la ‘verità velata’; mettendo insieme gli elementi di cui ho già detto vien fuori più o meno questo messaggio: “c’è altro, oltre la vita e oltre la morte”. L’opera è del 1752 e negli stessi anni Francesco De Mura, pittore di scuola napoletana, dipinge Imene e la Pudicizia, nel quale conferma più esplicitamente ancora la relazione tra ‘sesso’ e ‘pudicizia’, anzi lascia intendere che ‘pudore sta con onore’ come ‘oscenità sta con disonore’. Le cose vanno avanti così fino ai giorni nostri, soprattutto col sottolineare che la pudicizia è una virtù squisitamente femminile; il che contraddice il riferimento biblico della Genesi nel quale il pudore riguarda sia Adamo che Eva. Infatti, dopo aver mangiato del frutto dell’albero proibito entrambi si scoprono nudi ed entrambi tentano di coprirsi le pudenda.     
Per chiudere il discorso potremmo dire così, che il pudore buono segue sempre una verità s-coperta, mentre quello imposto genera moralisti e posture oscene. La sapienza popolare sintetizza tutto molto meglio: ‘chi ha la faccia come il c… non ha pudore’. A me ricorda certa politica.

 

Così nacque il pudore, che regna su tutti gli uomini, e in particolare sui popoli lascivi.
- Anatole France -

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