- Preistoria. Massa è già abitata in tempi preistorici. La più antica testimonianza risale al medio Paleolitico (grotta delle Noglie)
- Gli Eubei si stabiliscono sull'isola di Ischia (Pitecusa) (760 a.C.). Reperti: la coppa di Nestore. L'isola era già abitata nell'area di Ischia Porto e Casamicciola da insediamenti risalenti al II millennio e nell ' Età del ferro.
- Gli Eubei di Calcide fondano pure Cuma. Posidonia è invece fondata da Sibariti (VII sec.); Capua è etrusca.
- dal V sec.a.C. compaiono nell'area del golfo di Napoli riferimenti ai culti Eleusini (cfr. Sofocle nella sua tragedia Trittolemo del 468 a.C.). Il legame tra Napoli ed Elea è testimoniato, non da ultimo, dal piede delle monete napoletane (che era 'foceo') e dalle influenze sull'alfabeto di quelle monete.
- lo stratega ateniese Diotimo organizza una corsa di fiaccole in onore di Partenope. Una pagina del poema del poeta di età ellenistica Licofrone (vv. 712-737) che si diffonde sulle Sirene, su Partenope e su Diotimo, mette in gioco anche la nozione di una « città di Falero » (Phalerou tyrsis), in cui è evidente un'allusione alla figura dell'eroe eponimo del demo ateniese.
- Il Tirreno diviene così lo scenario delle Sirene, di Scilla e Cariddi, di Circe, della "porta" di accesso
all'oltretomba.
- Omero (Odissea, XII, 39-54) parla delle Sirene, uccelli con la testa di donna, abitatrici di scogli che da loro prendevano il nome. I tre scogli de 'Li Galli', tre isolotti nel Golfo di Salerno, erano perciò chiamati 'Sirenussai' (Pseudo Aristotele: De Mirab. auscult. 103; Strabone; Eratostene).
Poco lontano i Greci fondarono un santuario, il 'Sirenusion' che diede il nome all'intero territorio (Strabone; T. Livio; Diodoro Siculo). Massa presenta significative ‘presenze euboiche’: iscrizioni graffite in alfabeto euboico da Sant’Agata sui Due Golfi e un frammento sporadico da Punta della Campanella di un 'vaso euboico tardogeometrico'.
è possibile che Capri fosse ‘greca’, ovvero un’isola in mano ai Calcidesi di Cuma e che la fondazione 'greca' (odissaica), così come quella di altri Athenaia odissaici (S. Maria di Leucae, Skylletion) derivi dalla propaganda cumana dell’età di Aristodemo che proponeva un «culto di area, in cui si potessero incontrare i vari elementi, greci e italici presenti in penisola».
è appurato che a Punta Campanella ci fosse un 'edificio acheo-poseidoniate' poiché sono stati rinvenuti alcuni frammenti di maschere leonine.
- IV-III sec.a.C. Cuma fu la prima città fondata dai Calcidesi fuori dalla madre patria. Sulla punta estrema del territorio, di fronte Capri, eressero l'Athenaion, tempio dedicato alla dea. Tutto il promontorio era chiamato 'Promontorium Minervae'. (T. Livio; Ovidio; Plinio; Pomponio Mela) Stazio riporta l'usanza delle navi di abbassare le vele e di versare in mare miele di Taranto, vino di Falerno e olio di Venafro. Giunti al promontorio e prima di entrare nel golfo di Napoli, i marinai salivano al tempio per compiere le rituali libagioni ad Atena e dopo rompevano i boccali in suo onore gettandoli in un pozzo sacro (bòthros): "laeva salutavit Capreas et margine dextro / sparsit Tyrrhenae Mareotica vina Minervae" (A sinistra salutò Capri e a destra versò il vino mareotico alla Tirrena Minerva). Stazio. Silvae, III, 2, 23-34. Descrivendo la villa di Pollio Felice, "margine dextro Tyrrhenae vina Minervae"; un riferimento al santuario di Minerva Tirrena, che poggia sulle rocce, è anche in Stazio. Silvae II 2, 1-3: "est inter muro / saxaque onerata /notos Sirenum nomine Tyrrhenae templis Minervae celsa Dicarchei speculatrix villa profundi".
"Cum intravere Capreas et promunturium ex quo «alta procelloso speculatur vertice Pallas», ceterae velo iubentur esse contentae: si parum Alexandrinarum insigne[indicium] est". (Sen. Ep.IX 27, 2)
- 272 a.C. I Sanniti prendono possesso anche della Penisola Sorrentina, subentrando agli Etruschi (VII sec.). Nocera, Pompei, Stabia, Sorrento costituiscono la 'Lega nucerina' contro i Romani.
Il termine osco 'touto' indicava l'organismo composito, ossia l'unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo "Stato". A capo della Lega era posto un "consiglio" guidato da un magistrato, il 'meddix tuticus', che aveva come fine quello di decidere sulle varie strategie da adottare in caso di guerra.
- 216 a.C. Sorrento, centro politico ed amministrativo della Penisola, era amministrato da una 'fratria', associazione di più famiglie discendenti da un unico capostipite. Sorrento fu alleata dei romani nella II guerra punica, ma dopo Canne tradì e passò ad Annibale.
- 172 a.C. Roma. "Nella città ansiosa per l'attesa della nuova guerra, durante una tempesta notturna la colonna rostrata collocata sul Campidoglio durante la prima guerra punica a ricordo della vittoria del console M. Emilio, collega di Ser. Fulvio, fu completamente abbattuta da un fulmine fino alla base. Il fatto, considerato singolare prodigio, fu esposto al Senato; i padri ordinarono agli aruspici di far conoscere il loro parere e ai decemviri di consultare i libri sacri. I decemviri riferirono che bisognava purificare la città, celebrare una supplicazione con pubbliche preghiere e offrire sacrifici di vittime maggiori sia a Roma nel Campiglio sia in Campania, presso il promontorio di Minerva". (T. Livio, LII, 20)
- tra il 300 a.C. e l'88 a.C. è datata l'iscrizione osca scoperta a Punta Campanella. Presenta delle particolarità che la accomunano ad alcune di quelle di Pompei: a) l'uso del pronome a particelle -um; proposizione del dimostrativo; non notazione della nasale; impiego sempre dello stesso verbo 'deded';: 'ì' ed 'ù' impiegate con regolarità. A tutte queste si aggiungono: b) assenza di caratteri obliqui; puntazione semplice di separazione delle parole; assenza di interferenza del latino nel modo di segnare la 'm' e la 'n' regolarmente incise in maniera osca.
Il testo: "M. Gaviis M. L. Pìtakiis M. L. Appuliis Ma. Meddìks Menerviiùs esskazsiùm ekùk ùpsannùm dedens ìùsùm prùfattens".
L’opera realizzata dai meddíks, (da pubblici magistrati) è il nuovo 'approdo-scala' di accesso al tempio; la natura di quest'opera documentata dall’epigrafe attribuisce ai magistrati committenti competenze più ampie di semplici cariche religiose preposte al funzionamento del santuario.
Le fonti ci parlano di un faro o una postazione di segnalazione sull'isola di Capri, proprietà privata dell'imperatore. Svetonio. Tib.74: "et ante paucos quam obiret dies[cioè poco dopo la morte di Tiberio], turris Phariterrae motu Capreis concidit". Si tratta, forse, dello stesso faro ricordato da Stazio (Silvae III 5, 100-101).Stazio. Silvae. III 100-101: "Teleboumque domus, trepidis ubi dulcia nautis / lumina noctivagaetollit Pharus <a> emula lunae".
Nell'area di Punta Campanella sono state trovate monete con incise il nome 'Irinthum' che sarebbe probabilmente il nome osco di Sorrento, laddove il latino 'Surrentum' deriverebbe dalla combinazione di 'sub' + 'il nome di Sorrento in lingua Osca'.
Appiano utilizza il nome 'Athenaion' nel quinto libro (V 98, 409): racconta come nel 36 a.C. la retroguardia della flotta di Ottaviano, salpata da Puteoli e diretta in Sicilia contro Sesto Pompeo, venisse distrutta da una tempesta causata dal vento spirante da Sud appena doppiato «il promontorio di Atena». Nel primo libro usa invece il termine 'Minervium': riferendo delle conquiste di Papio Mutilo del 90 a.C., accanto a Stabia e Salerno sembra indicare come comunità politicamente autonoma anche Minervium (App.b.c. I 42, 186). Risulta improbabile infatti che lo storico alessandrino abbia messo sullo stesso piano Stabia, che quasi certamente era una 'civitas foederata', Salerno, che era una colonia romana, e un ‘territorio’ generico, costituito dal 'Minervae promunturium'. Per questo sembra plausibile ritenere che il teonimo 'menereviius' indicasse 'il distretto sorrento', cioè Sorrento e il suo territorio: in questo caso i 'meddíks menereviius' sarebbero i magistrati della città di Sorrento, anzi della 'touta' sorrentina: perciò i tre meddices erano i magistrati dei più importanti centri urbani della Lega Nucerina.
Plinio il Vecchio (la cui fonte potrebbe essere Artemidoro di Efeso), descrivendo nella 'Naturalis historia' il litorale campano con lecittà costiere da Nord a Sud, ricorda che dopo 'Nuceria' e il suo 'ager' c’è 'Surrentum cum promunturio Minervae, Sirenum quondam sede' (Plin. N.h. III 62, 1). L'autore, come Strabone, dà prova di conoscere la doppia denominazione del promontorio: 'Athenaion' o 'promunturium Minervae' e quella più antica, 'Seirenoussai' (cioè 'Sirenum quondam sede' o 'Sirenum promunturium'). Anche nel cosiddetto 'Liber coloniarum I' è evidente che il promontorio di Minerva faccia parte del territorio di Sorrento: "Surrentum. Oppidum. Ager eius exoccupatione tenebatur a Graecis ob consecrationem Minervae. Sed et monsSirenianus limitibus pro parte Augustianis est adsignatus. Ceterum in solutoremansit. Iter populo debetur pedum XV ubi Sirenae".
Perciò almeno nel I sec. a.C. 'Surrentum' e il 'promunturium Minervae' risultano indissolubilmente legati.
Il tempio di Minerva è segnato sulla Tabula Peutingeriana, una sorta di ‘stradario’ romano di epoca imperiale (III-IV d.C.) pervenutoci da una copia medievale.
Il selciato del tratto terminale di Via Campanella, posto a confronto con alcuni basolati pompeiani, andrebbe assegnato ad un periodo compreso tra l’80 a.C. e l’80 d.C, coevo alla costruzione della struttura d'età imperiale che sostituì il tempio.
- 89 a.C. Massa fu ribelle a Roma anche nella guerra sociale. Il 30 aprile 89 a.C. Lucio Cornelio Silla distrugge Castellammare. Secondo Appiano, durante la guerra sociale, il generale sannita Papio Mutilo dopo aver conquistato Nola prese anche Stabiae, Salernum e una località denominata, presumibilmente, Minervium. (App. b.c. I 42, 186)
- 31 a.C. Sorrento diventa Municipio: nel Liber Coloniarum I, Sorrento è definita 'oppidum', termine che ricorre insieme a 'municipium' per indicare città che amministrativamente non erano colonie.
- 30-14 a.C. Una parte delle terre dell'Ateneo furono divise per i veterani di Augusto, tranne il Promontorio di Minerva che rimase 'in soluto' (Liber Coloniar. 236, 22).
- si diceva che S. Pietro fosse sbarcato a Crapolla per prendere la via verso Roma.
- 14 d.C. l'imperatore Augusto, prossimo alla morte, chiama Tiberio sull'isola di Capri.
- 26 d.C. Tiberio si ritira a Capri. A Punta Campanella si costruisce un presidio militare.
- 78 d.C. Stazio visita l'amico Pollio Felice nella sua villa di Puolo.
- 79 d.C. Ottobre. Esplosione del Vesuvio.
- il culto di Atena si trasformò nel culto della Madonna della Lobra, vergine e protettrice del mare.
- Sorrento cristiana ebbe i suoi martiri: "Quintilio, Quartilla, Marco ed altri nove" (Boll.Acta SS Ad Diem XIX). In onore di questi martiri sorse nel VI sec. una Chiesa su tempio pagano in località sotto Monte, fuori le mura di Sorrento.
- La morte di Romolo Augustolo, prigioniero a Napoli nella villa di Lucullo, sancì la fine dell'Impero Romano d'Occidente. La Penisola Sorrentina fu sotto il potere dei Goti che furono vinti dai Bizantini nella battaglia di Benevento (31 ottobre 552).
Così si legge nelle "Memorie della storia d'Italia" (1841): "Governata alle leggi di Atene, poi federata alla romana repubblica, indi soggiacque agli imperatori. Mira impadronirsene i Goti nel 412, assalirla i Vandali nel 456, e defendersi gagliardemente: ricuperarla i Greci nel 490, toglierla gli Eruli a questi e agli Eruli gli Ostrogoti, e dominarla sino al 537. Belisario li scaccia. Attila vi giunge e la tiene per 18 anni; Narsete la toglie agli Unni e riponendola in potere de' Greci le impone il governo di un duca. Si difende da' Longobardi e il duca Stefano II li discaccia sino da Cuma nel 745. Da questo tempo reggesi fedele a Greci bella e potente e ributta dalle sue mura i Saraceni ch'eranvi già penetrati; sino a che nel 1127 Ruggero III dei Normanni, primo dei re, cacciati i Saraceni di Sicilia invase la Puglia e tolse Napoli a Sergio ultimo duca di essa, formandovi il governo monarchico: quattro della sua generosa stirpe gli succedono. Arrigo lo svevo nel 1195 v'introduce la dinastia degli Svevi che cede a Carlo d'Angiò nel 1265. Sei della sua stirpe regnano fra queli due femmine sino al 1442, in cui passa il dominio in alfonso d'Aragona, cui cinque re aragonesi seguirono sino a Federico che cede a Lodovico XII di Francia le sue ragioni. Quindi guerre della Francia e della Spagna per venirne al dominio e divisione di stato sino a Giovanna figlia del re di Spagna che governò nel 1516 tanto Napoli che le Spagne sola per poco tempo, e quindi col figlio Carlo V generato con Filippo d'Austria. Muore Massimiliano imperatore d'Austria e Carlo essendo eletto all'impero, reca in quella casa i diritti alla corona di Napoli. Succedettero a lui vari re; e da lui discende quel Carlo III ottimo sovrano bisavolo del presente re Ferdinando II.
- 625. Rodoaldo, re dei Longobardi, tenta di espugnare Sorrento ma non vi riesce e rimane bizantina.
- Sorrento bizantina fa parte prima del Ducato di Napoli, poi all'inizio del IX sec. diviene ducato libero con Sergio I. Il suo territorio si estendeva dal Sarno a Punta Campanella.
- 835. Sicardo, duca di Benevento, occupa la Penisola, nonostante la resistenza di Massa che resta sempre bizantina.
- 892. Scontro navale tra Sorrentini ed Amalfitani. Le galee amalfitane vennero messe in rotta e il loro ammiraglio, Corsale Marino, fatto prigioniero.
- 938. Compare per la prima volta il nome 'Massa Pubblica' ed indicava il territorio che faceva parte del Ducato di Sorrento (R. Arch. Monum. Vol. I)
- 979. Sorrento era un comune autonomo, retto da un magistrato detto 'Praefectus et Fortior'.
- 1024. Perduta l'indipendenza la riacquista e fu retta da Ipato e Consoli. (Leone Ostiense, Lib. II, 65)
- 1039. La Penisola sorrentina cadde sotto Guaimaro IV, principe di Salerno, che la costituì in ducato e la affida al fratello Guido di Sorrento.
- 1072. Il ducato passò al duca di Napoli Sergio V
- 1077. Gisulfo II di Salerno, longobardo, viene sconfitto dal normanno Roberto il Guiscardo.
- 1137. Sorrento perde l'indipendenza. Il ducato viene inglobato nel Regno di Sicilia.
- 1137. La Penisola sorrentina, aiutata dai Pisani, si ribella a Ruggero II che la rioccupò e pose fine al Ducato.
- 7 febbraio 1111 d.C. Mons. Barbato, Arcivescovo di Sorrento, usa lo stesso nome 'Massa Pubblica' nella Bolla riguardante la suddivisione territoriale tra Massa Pubblica e l'Episcopato 'Lobrano'.
- 1172. Il Persico riporta che la Chiesa di S.Nicolò, durata fino al 1636, aveva "nel muro scritto con caratteri francesi ma in latino, che era stata consacrata nell'anno di Cristo 1172": Anno ab nativitate Domini MCLXXII XIV Mensis Aprilis haec ecclesia Sanctissimi Salvatoris et S. Nicolai fuit consecrata. Nicolaus Aloisius Canzanus F.F."
- 1218. Il primo Vescovo di cui si conosce il nome è Andrea. La cronotassi episcopale dal 1218 fino alla soppressione della sede episcopale (Concordato del 16 febbraio 1818) enumera ininterrottamente 30 titolari. L'istituzione della Diocesi Lubrense si ebbe quando la Diocesi di Sorrento fu elevata a Metropolitana, mentre Massa fu diocesi suffraganea: il vescovo era tenuto ogni anno a prestare ubbiendenza all'Arcivescovo di Sorrento, nella cattedrale sorrentina.
- 1221. Nel 'pubblico instrumento' di fondazione della Chiesa di S. Pietro a Monticchio, è usata la medesima dicitura.
- Massa si rivolge a Federico II per sottrarsi alle dipendenze di Sorrento. Il sovrano decretò che essi dovevano prestare ai sorrentini soltanto 2 giorni lavorativi a settimana. è dunque civitas municipalmente indipendente.
- 1266. Carlo I d'Angiò prende il potere. I Guelfi sostengono gli Angioini; Massa è della fazione ghibellina.
- 1268. Carlo I priva del regime municipale e la fa distruggere per non aver dato appoggio alla galera sorrentina inviata contro l'armata dei pisani venuta ad attaccare la costa.
- 1334. Re Roberto fa costruire una Torre «in loco ubi dicitur Minerba» (Punta Campanella)
- Nel 1389 Pietro Acciapaccia edificò il Castello vecchio di Massa, situato sulla collina dell'Annunziata, dove era la città sveva. La città nuova non fu però rifatta al posto dell'antica, bensì sulla collina di S.Maria.
- nel 1390 i Massesi si erano schierati in favore di Ludovico II d'Angiò (G. De Blasiis, Cronicon Siculum incerti authoris. 'Anno domini MCCCLXXXX die II septembris XIIII Ind. civitas Lubrensis reducta est ad fidelitatem domini nostri regis Ludovici').
- nel 1392 "la civitas Lubrensi capta fuit per prodicionem ab hominibus civitatis Surrenti et hominibus casalium Masse rebellium regis Ludovici, et reducta fuit ad fidelitatem domine Margarite et domini Ladislai" (G. De Blasis). Questo mette in luce un comportamento diverso fra chi risiedeva in città e chi abitava nei casali. Negli schemi negoziali appare l'incidenza delle consuetudini sorrentine ma anche di massesi. Fabrizio Simione nelle sue ultime volontà del 1494 parla di mutuo contratto con diritto di garanzia su una vacca "iuxta usum Masse"; così anche Paolo de Crapili, nel 1524 parla di "secundum usum Masse".
- 1399. dopo il voltafaccia al sovrano angioino ("Et dictam prodicionem fecit quidam de dicta civitate Lubrensi qui fuit de primis iurantibus fidelitatem domino regi Ludovico". G. De Blasiis) Massa fu fedele al fronte durazzesco tanto che re Ladislao-d'Angiò separa per sempre Massa Lubrense da Sorrento. Il privilegio fu spedito "anno Domini 1399, die 6 mensis Decembris octavae indictionis Regnorum nostrorum anno 13".
- 8 settembre 1414, la Regina Giovanna II, sorella di re Ladislao, conferma tutti i privilegi concessi a Massa.
- 15 novembre 1415, Re Giacomo e di sua moglie Giovanna II confermano tutti i privilegi.
- il 18 luglio 1422 la regina Giovanna concede all'ammiraglio Artaldo e Luna, conte di Caltabellotta, di essere "gubernatoris et capitanei generalis, ac etiam vice Regis Civitatum, terrarum, Castrorum, et fortellitiorum, universorumque districtuum, et Casalium et pertinentiarum, Surrenti, Masse, Vici, Amalfie atque Capri, nec non Atrani, Ravelli, Scale, Tramonti, Ageruli, Positani et Conche, partium Ducatusm seu coste Amalfitane cum omnimoda Iurisdictione ad tempus quinque annorum, cum potestate assumendi Judicem et assessorem, ac Actorum notarij" (M. Camera. Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi cronologicamente ordinate e continuate sino al secolo XVII, I). Secondo il Persico la regina amava villeggiare a Massa e aveva fatto costruire lei la via della Marina.
- 24 febbraio 1436. La devozione di Massa a re Renato e sua moglie Isabella sortisce il privilegio del perpetuo status demaniale, che la città fosse "sempre mantenuta nello Domanio del Re" e che non fosse "mai venduta né donata" (Persico).
- 8 giugno 1438. Re Renato d'Angiò, marito di Isabella, Vicaria Generale del Regno, conferma tutti i privilegi.
- Il 5 agosto 1438 lo stesso re Renato fa concessione feudale alla consorte del Ducato di Amalfi, Sorrento, Castellammare con tutte le pertinenze, ovvero i quattro centri della Penisola fuorché Vico che, essendosi da tempo schierata con gli Aragonesi, pur subiva gli attacchi congiunti di Massa e Sorrento.
- Il 4 aprile 1442 re Alfonso, impostosi in tutto il Regno, intima Sorrento e Massa "de remediare li danni fatti a la dicta Universita de Vico".
- In questo periodo l'infeudamento di Massa con Sorrento, Castellammare e Vico a Gabriele Correale col titolo di duca (G.C.Capaccio. Hist. Neap. lib.II, XII). Successione al fratello Marino.
- 1455 Massa è con sicurezza iscritta come terra demaniale nel Cedulare foculariorum di Principato citra. Filangieri riporta il dato da Archivio di Stato di Napoli (Cedolari antichi. vol. 2, 1452-64): "In questi Cedolari è notevole che Massa è tassata per la stessa somma di Sorrento".
- 1459. Mentre re Ferdinando I d'Aragona è in guerra con Giovanna d'Angiò, Giovanni Gagliardo Spagnolo che governava il Castello di Massa e Castellammare consegnò i territori a Giovanna d'Angiò. Gio. G. Pontano scrive: "A Galiardo deditio fit iisdem diebus Vicani Massensesque ad Ioannem defecere, Surrenti quoque trepidatum est propter suspitionem familiae Acciapactiorum, qui Ioannis Renatique partes clam fovebant".
- 1462. Re Ferrante assedia Massa.
- La Regina Isabella, Luogotenente generale del Regno, il 20 settembre 1464 spedisce l'indulto dal 'crimen lesae'.
- 1465. Re Ferrante non considera l'indulto e distrugge Massa.
- 13 ottobre 1470. Re Ferrante I d'Aragona concede allo spagnolo Giovanni Sanchez de Luna, col titolo di Barone, i territori di Massa e Vico ma senza Sorrento.
- 1470. Il dottor Ranieri d'Apuzzo di Castellammare, per ordine sovrano, stabilisce i confini di Massa Lubrense. "Invenimus primo Civitatem Massae, seu eius districtum, dirutam et ad terram postratam, cum fortilitio, seu Castello ad terram prostrato".
- 1478. Concessione di Massa al cardinal Giovanni d'Aragona: figlio legittimo di Ferrante, fu creato Cardinale da Sisto IV, ma il 16 ottobre 1486, a soli 22 anni, morì. (Bibl. Naz. Napoli, Ms XV.A.79)
- 1486. il sovrano pignorò per 4000 ducati Massa e Vico al conte di Maddaloni, Diomede Carafa, una delle figura di spicco nel Regno che non poca parte aveva avuto nella congiura dei baroni contro il re Ferdinando I.
- Alla morte di Diomede Carafa, il 17 maggio 1487, gli subentrò il primogenito Giovan Tomaso, cui il sovrano confermò il pignoramento di Massa.
- La città si offrì tuttavia di pagare la somma per riscattarsi e così il 15 novembre 1491 tornò al regio demanio.
- Nel 1488 la Regia Camera, con la nuova numerazione e la conseguente imposizione del focatico (Filangieri) disponeva lo spostamento delle due cittadine con i rispettivi territori dal Cedolario di Principato citra a quello di Terra di Lavoro. Così si sancì la gravitazione amministrativa verso Napoli.
- 1494. Carlo VIII, re di Francia, il 27 marzo 1494 concede a Massa di avere un Capitano Regio, di avere una galera. Conferma poi tutti i privilegi passati.
- 1495. La regina Giovanna, seconda moglie di Re Ferrante I, come Luogotenente Generale del Regno di Napoli, l'8 dicembre 1495, dona e concede l'uso della gabella proveniente dalla città.
- 1521. L'imperatore Carlo V, il 15 settembre 1521 blocca la vendita di tutto il territorio a Giovanni Carrafa per 15.000 ducati e lascia Massa nel Demanio perpetuo.
- 1550. Viene edificata la nuova città.
- Lunedì 13 giugno 1558, invasione dei Turchi.
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