QUO VADIS?
‘Dove vai?’ è la domanda che San
Pietro si sente fare da Cristo mentre è in fuga dalla persecuzione di Nerone. ‘Da
dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?’ non è solo il titolo di un famoso
quadro di Gauguin (1897) ma anche le domande esistenziali che si pone ogni
uomo. Ripetiamolo: l’uomo si pone domande. Aristotele diceva che la filosofia
nasce proprio da questo, dal chiedersi ‘perché?’ dopo esser rimasti colpiti
dalla meraviglia di qualcosa. Che cosa intendeva Aristotele ce lo mostrano i
bambini quando assillano di ‘perché?’ i genitori: attraverso le risposte che
ottengono cercano di stabilire i nessi causali. “È un modo per gestire l’ansia”
– mi spiega Josephine, una ragazza che sta ultimando il suo dottorato in
psicologia – non è solamente un gioco; i bambini cercano di colmare un vuoto, chiedono
ascolto, sondano la risposta emotiva degli interlocutori (in questo caso i
genitori), creano definizioni e nessi causali”. In pratica riassumono ciò che
due millenni e mezzo fa la nostra specie ha trovato, ossia la filosofia.
Socrate andava assillando tutti chiedendo ‘che cosa è?’, Platone spiegava che ‘ogni
cosa è uguale a se stessa’ (principio di identità) per cui ‘nessuna cosa può
essere e non essere allo stesso tempo’ (principio di non-contraddizione); Aristotele
diceva che ‘la meraviglia’ ci mette in moto, ci fa incuriosire e dunque ci fa
fare domande; Crisippo mostrava che più parole sappiamo, più siamo capaci di domande
sottili. Stando così le cose, chi sostiene che la filosofia è morta commette un
errore perché palesa un fraintendimento, ritiene cioè che la filosofia debba
dare risposte quando invece ha a che fare con le domande, visto che per
definizione ‘chi sa’ è ‘sapiente’, mentre ‘filosofo’ è ‘chi ama sapere’. Così pure
lo sfottò che spesso sentiamo (‘quello fa tanto il filosofo!’) è inappropriato visto che viene usato per sottolineare la saccenza di
qualcuno e non certo il suo ‘non sapere’. Specialmente dalle nostre parti, dove
si usa ‘filosofo’ per dire generalmente ‘uno che fa vedere di sapere’ allo
stesso modo trasversale di come i parcheggiatori appellavano tutti
indistintamente ‘dottò’, al massimo ‘ingegné!’ se la macchina era straniera.
Lontana dall’essere ‘politically correct’ come il dottò di cui sopra, la
filosofia è autenticamente democratica perché considera tutti capaci di ‘partorire’ un discorso che ‘sta in piedi da
solo’, ossia ‘vero’, su cui ‘misurare’ la propria condotta di vita. Più che
a Peppone e don Camillo, i quali ci hanno senza dubbio mostrato quali sono le
figure imprescindibili alla base della società italiana preindustriale, ossia il
sindaco e il prete, quando parliamo di filosofia, viscerale ed autentica, dobbiamo
guardare ad Eduardo de Filippo: come Diogene, il suo teatro ci ricorda sempre di
cercare l’uomo.
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