mercoledì 27 ottobre 2021

121. DOMANDA

 QUO VADIS?

‘Dove vai?’ è la domanda che San Pietro si sente fare da Cristo mentre è in fuga dalla persecuzione di Nerone. ‘Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?’ non è solo il titolo di un famoso quadro di Gauguin (1897) ma anche le domande esistenziali che si pone ogni uomo. Ripetiamolo: l’uomo si pone domande. Aristotele diceva che la filosofia nasce proprio da questo, dal chiedersi ‘perché?’ dopo esser rimasti colpiti dalla meraviglia di qualcosa. Che cosa intendeva Aristotele ce lo mostrano i bambini quando assillano di ‘perché?’ i genitori: attraverso le risposte che ottengono cercano di stabilire i nessi causali. “È un modo per gestire l’ansia” – mi spiega Josephine, una ragazza che sta ultimando il suo dottorato in psicologia – non è solamente un gioco; i bambini cercano di colmare un vuoto, chiedono ascolto, sondano la risposta emotiva degli interlocutori (in questo caso i genitori), creano definizioni e nessi causali”. In pratica riassumono ciò che due millenni e mezzo fa la nostra specie ha trovato, ossia la filosofia. Socrate andava assillando tutti chiedendo ‘che cosa è?’, Platone spiegava che ‘ogni cosa è uguale a se stessa’ (principio di identità) per cui ‘nessuna cosa può essere e non essere allo stesso tempo’ (principio di non-contraddizione); Aristotele diceva che ‘la meraviglia’ ci mette in moto, ci fa incuriosire e dunque ci fa fare domande; Crisippo mostrava che più parole sappiamo, più siamo capaci di domande sottili. Stando così le cose, chi sostiene che la filosofia è morta commette un errore perché palesa un fraintendimento, ritiene cioè che la filosofia debba dare risposte quando invece ha a che fare con le domande, visto che per definizione ‘chi sa’ è ‘sapiente’, mentre ‘filosofo’ è ‘chi ama sapere’. Così pure lo sfottò che spesso sentiamo (‘quello fa tanto il filosofo!’) è inappropriato visto che viene usato per sottolineare la saccenza di qualcuno e non certo il suo ‘non sapere’. Specialmente dalle nostre parti, dove si usa ‘filosofo’ per dire generalmente ‘uno che fa vedere di sapere’ allo stesso modo trasversale di come i parcheggiatori appellavano tutti indistintamente ‘dottò’,  al massimo  ‘ingegné!’ se la macchina era straniera.
Lontana dall’essere ‘politically correct’ come il dottò di cui sopra, la filosofia è autenticamente democratica perché considera tutti capaci di  ‘partorire’ un discorso che ‘sta in piedi da solo’, ossia ‘vero’, su cui ‘misurare’ la propria condotta di vita.  Più  che a Peppone e don Camillo, i quali ci hanno senza dubbio mostrato quali sono le figure imprescindibili alla base della società italiana preindustriale, ossia il sindaco e il prete, quando parliamo di filosofia, viscerale ed autentica, dobbiamo guardare ad Eduardo de Filippo: come Diogene, il suo teatro ci ricorda sempre di cercare l’uomo.     

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.