martedì 29 novembre 2022

N. 134- Insegnamento.

SEGNO CHE NON MUORE.


Insegnare non è un mestiere. Come 'lasciare un segno dentro' non è roba che si impara in un corso di pedagogia. La vita insegna sempre, perché ti permette di sbagliare e di imparare dagli sbagli. E l'uomo impara sempre, dai propri errori e dagli errori degli altri. Abbiamo fatto questo dalla notte dei tempi: ci raccoglievamo davanti ad un fuoco e ascoltavamo storie. Che erano la masticatura delle vite passate, diventate racconti e dunque esempi, storie che si potevano trasmettere di anno in anno, di secolo in secolo. I miti servivano proprio a questo, a lasciare il segno dentro chi li ascoltava, a far sì che si trasmettessero valori e massime passando dal cuore prima che dal cervello. Platone, per quanto sia contrario alla poesia, dice lo stesso: se vuoi arrivare al cervello, devi passare dal cuore. E chi di noi non crede che 'l'attimo fuggente' sia il più bel film sul lasciare un segno? Il professor Keating mostra che per insegnare qualcosa bisogna prima di tutto insegnare a dubitare delle cose, a guardarle da un'altra prospettiva: non è scontato, credetemi, per farlo bisogna avere assai fiducia in se stessi. Ma se ci si riesce, a quel punto accade altro, si passa dall'insegnare all'educare. Chiariamolo: quando si insegna, qualcosa da fuori entra dentro e lascia il segno, quando si educa accade il contrario, qualcosa esce da dentro e si mostra fuori. Per questo, se per insegnare bisogna dare degli esempi, per educare bisogna essere degli esempi. A che serve tutto questo? A indicare alle nuove generazioni come cercare la propria strada e come rialzarsi nella vita.  
Che ogni ragazzo, allora, lungo il suo cammino possa incontrare bravi insegnanti e un maestro.

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