martedì 18 luglio 2017

5. ‘IO’ NON BASTA, ‘NOI’ E BASTA

La Costituzione è allergica alla parola ‘io’: potremmo iniziare così a parlare della Carta, sulla quale ultimamente si è parlato e sparlato senza pudore. Che cos’è una Costituzione? Non è un prodotto da museo, non è la parola di Dio, non è interpretabile a piacimento. La Carta contiene i diritti e i doveri che un popolo, liberamente unitosi, intende rispettare più di ogni altra cosa. Questo significa che se la si intende cambiare, la si deve conoscere; se la si vuole preservare, la si deve conoscere. E a vedere chi si è schierato per il ’No’ e chi per il ’Sì’ allo scorso referendum, si rimane basiti: in più, in entrambi gli schieramenti c’era chi inveiva contro l’altro in nome della ‘semplicità’, come a ricordare gli scolari impreparati che tentano di giustificarsi appellandosi alla difficoltà della materia. Avendo poco spazio, non mi è concesso entrare in polemica, ma per non lasciare il lettore a bocca asciutta, lo invito a riflettere sull’articolo 1 della nostra Carta: quel ‘fondata sul lavoro’ ci dice che per un Italiano il lavoro non è un’occupazione, ‘occuparsi’ non è solo un diritto, e non è solo un dovere: il lavoro inteso come ‘occuparsi di qualcosa’ per un Italiano è il mezzo per toccare con mano quei valori che nelle altre Costituzioni del mondo rimangono ideali, vedi la felicità, il benessere, la solidarietà, ecc. Per un Italiano il lavoro dice queste cose, le incarna, le rende ‘sociali’ intendendole ‘per tutti’. È attraverso il lavoro dunque, che si scala la società: per sé e per gli altri. ‘E per gli altri’: perché la fatica vale più del successo.

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