martedì 18 luglio 2017

14. L'oblio è una spugna

La Corte di Giustizia Europea sancisce nel 2014 il ‘diritto all’oblio’: in sostanza ognuno ha il diritto di essere dimenticato. Perché questa necessità? Perché Internet non dimentica nulla: contiene tutto, contiene le foto che hai pubblicato anni fa, contiene i video, i tuoi commenti, i tuoi articoli, le tue parole. Tutto. E continua a ‘mantenerne memoria’ anche se nel frattempo tu hai cambiato idea, ti sei reso conto di aver pubblicato una cazzata, ti sei pentito di aver detto o fatto certe cose. Di tutto questo ne sa qualcosa Grillo che pur ergendosi a paladino del web ne è stato travolto: a proposito della polemica sui vaccini, quando il New York Times lo ha attaccato e lui ha risposto negando tutto, sul web sono comparsi i suoi vecchi discorsi e spezzoni dei suoi spettacoli. Ma se in politica una cosa del genere fa ancora ridere (ma mica tanto), nelle faccende personali la cosa può avere conseguenze catastrofiche: e non c’è bisogno di dire altro. Eppure prima che la società fosse quella dell’informazione e dell’informatica, le cose andavano diversamente. Dopo una tempesta durata 9 giorni Ulisse approda nella terra dei Lotofagi, il popolo mangiatore di loto. Questo, che costituiva il loro unico alimento, se da un lato sfamava dall’altro aveva la caratteristica di far perdere la memoria. E per Ulisse la memoria era una cosa seria: quando è sull’isola di Calipso che tenta in tutti i modi di fargli dimenticare il passato, egli risponde con il ricordo del fumo dalle case di Itaca, di suo figlio e di sua moglie. Per l’uomo greco il ricordo della Patria più di tutto corrispondeva (e dava senso) alla propria identità di uomo. Una lezione che Proust mostra in altra maniera: fa vedere come la nostra vita, quella che abbiamo vissuto noi e che ricordiamo noi è pur sempre ciò che resta del lavoro dell’oblio, cioè di quel lavoro inesorabile di cancellazione che riguarda anche la Storia. Per questo Kundera ne ‘il libro del riso e dell’oblio’ dice di voler sottrarre le sue piccole storie alla cancellazione dell’oblio. L’Oriente tutte queste cose le sapeva bene: diceva che ricordare tutto fa male, che nel passato ci sono solo le grandi cose e mai le piccole; e soprattutto che se non si impara a ‘obliare’ non si è uomini. Aggiungiamo noi: se l’oblio conserva tutto, allora è una spugna. Ma una spugna serve anche a pulire: allora l’oblio serve a cancellare certe cose per pensarne altre.

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