martedì 18 luglio 2017

16. Oh, che peccato!

Tra peccati veniali, mortali, peccatucci e peccati di gioventù non ci si raccapezza più. S. Agostino è stato il primo a mettere un po' ordine nelle cose, ribadendo di "amare il peccatore e odiare il peccato" il che, opportunamente modificato, ha portato nella legge occidentale a condannare il peccato e non il peccatore, cioè il condannato, il quale di fatto ha da essere rieducato per ritornare in società. S. Tommaso complica un po' le cose: parte dall'assunto di Cristo il quale dicendo che "chi è senza peccato scagli la prima pietra" rivela che tutti siamo peccatori; e se il Talmud ebraico dice che far peccare un uomo è ben più grave che ucciderlo perchè lo si priva, oltre che di questo mondo anche dell'altro a venire, ecco che giunge alla conclusione: il peccato è farina del nostro sacco e consiste nel far deviare la propria volontà, con l'assenso dell'intelletto, per raggiungere un fine personale. Detto altrimenti: si pecca per ignoranza, o per debolezza o per malizia, che è la cosa peggiore, perchè vuol dire che o lo fai per abitudine (sic!) o perchè spinto da un altro essere, spirituale o carnale che sia. La colpa di Adamo sta tutta qui, nell'aver peccato. Oggi che viviamo sotto un cielo disabitato, non avendo nessuno che ci renda conto dei nostri peccati, abbiamo ridotto il peccare a questioni di letto e di sottovesti. E abbiamo fatto del peccato le occasioni mancate: di aste truccate, di interessi privati, di soldi e di potere. Diciamo "è un peccato non farlo!" per convincerci a fare qualcosa o "che peccato!" per dire un'occasione perduta. Sarà anche, ma Totò in 'Totò e Marcellino' (1958) ci ricorda una cosa sacrosanta: "il peccato più grande è fare del male a chi ti vuol bene".

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