L’anima traspare attraverso gli occhi: chi ci crede,
per forza di cose, crede anche che l’uomo porti
una maschera. Che non si può levare dal volto
ma che necessariamente scivola in un’altra maschera
e in un’altra ancora, eternamente. L’idea
di fondo la possiamo riassumere così: ‘maschera’
è nome contrario a ‘verità’. Su internet (sentite
come suona il nome? suiiin-ternet, a dire meglio
l’assonanza con il porco di cui infatti non si butta
niente) mi è capitato di leggere: ‘i bambini, il vino
e i leggings dicono sempre la verità’. Se nella famosa
favola danese è un bambino che smaschera
(non a caso)l’imperatore gridando: ‘il re è nudo!’,
i leggings dicono la verità se messi; e allora il discorso
si fa complicato. Perchè è vero che nel
culto di Dioniso, in Grecia, ci si mascherava per
staccarsi dalla realtà: ma ci si mascherava per
aprire gli occhi su di essa, come si fa in psicoanalisi
quando si chiede di raccontare la propria vita
da spettatore come in un film. In effetti ci si maschera
per dire qualcosa: lo stesso fanno i cantanti
e gli attori con i loro costumi di scena, oppure
chi si tatua. Lo fa anche Erasmo da Rotterdam
quando fa parlare la Follia rappresentandola mascherata,
come un giullare, anticipando così uno
degli aforismi di Oscar Wilde: da’ una maschera
a chiunque e questi ti dirà la verità. Ma se oggi su
internet possiamo rimanere sempre mascherati e
giocare ad essere chiunque, senza mai ‘metterci la
faccia’, vuol dire anche che nessuno vedrà mai i
nostri occhi e quindi la domanda è lecita: ha senso
parlare di verità? Non ci resta che ritornare
all’inizio e dire che l’anima non traspare dagli
occhi, ma da altro. Qualcuno ci ebbe già pensato
quando fece notare che l’anima di un uomo si
vede da quello che fa, purchè non si faccia mettere
dagli altri maschere da indossare (dell’eroe, del
capopolo o dell’inquisitore): costui pensava alla
democrazia. Forse per questo nel 1700 i sovrani
presero il controllo della festa del Carnevale: la
usavano per permettere al popolo di sfogare gli
istinti mantenendone il controllo.
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