martedì 18 luglio 2017

7. Memoria

Mnemosine era la dea della ‘memoria’, madre delle 9 muse le quali poi erano la personificazione di tutta la conoscenza umana. Dunque la memoria è quella cosa che sta alla base di ogni sapere, e perciò di ogni mestiere: dall’agricoltore (come il nostro ‘frate Indovino’) al re (come per Andreotti di cui si diceva avesse un archivio su tutti), passando per il giudice (come Minosse). Se per Dio avere memoria di tutto è lo stesso che sapere tutto il futuro, per l’uomo le cose si complicano: dimentica, si confonde, crede di sapere. Nel Rinascimento fioriscono le tecniche per imparare a ricordare velocemente e meglio, tipo il nostro ‘come quando fuori piove’ che serve a ricordare l’ordine di valore nella carte del poker (cuori, quadri, fiori e picche). In fondo il sogno delle ‘enciclopedie’ sarà poi quello di contenere (cioè ‘aver memoria’) di tutto il sapere, al pari dei musei che dovrebbero poi custodire ciò che non si può dimenticare. Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria in cui si ricorda la liberazione dei pochi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz. Dopo quella data (27.01.1945) l’uomo non ha più memoria ’per fare’ qualcosa, ma ’per non fare più’ qualcosa. È la giornata dunque in cui si dovrebbero ricordare tutti i genocidi: dalla Shoa, ai nativi americani, dall’Armenia al Ruanda, dalla Bosnia alla Siria. Il giorno della memoria dovrebbe essere allora il giorno del ’racconto’: il giorno in cui ci si ricorda di appartenere “all’unica razza che conosco: quella umana” (A. Einstein). Che è quella cosa che leggiamo in Proust quando parlando dell’odio tra tedeschi e francesi ci dice che il francese Saint Loup morì parlando del compositore tedesco Schumann. Come a dire che l’uomo è fatto di cultura, non di solo sangue.

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