martedì 18 luglio 2017

12. Tante strade, una via

È di Annibale Caracci il quadro di fine Cinquecento intitolato “Ercole al bivio”: lo spunto gli viene da una storia più antica nella quale Ercole, ancora giovane, mentre è seduto si chiede come vivere; allora gli appaiono due donne, una gli si presenta come la Virtù e l’altra come il Piacere, le quali tentano entrambe di convincerlo a scegliere l’una via al posto dell’altra. Per meglio sottolineare il concetto, Caracci fa indicare alla Virtù una strada in salita, desolata, dalla via tortuosa; al Piacere invece una strada in discesa, piena di alberi e rigogliosa. Scontata è dunque la lettura pedagogica, ma potremmo tradurla anche così: se vuoi fare la cosa giusta scegli il cammino più difficile. Nel corso del tempo l’espressione è mutata, si è passati da ‘la via più difficile’, a quella ‘del cuore’; senza dimenticare poi che esistono altre ‘vie’: quella del codice da seguire (‘la via del guerriero’, sia questi della guerra o della pace), la via fisica (‘la Via Lattea’ è la nostra galassia), perfino quella del complotto: la ‘linea della rosa’ è la fantomatica linea descritta da Dan Brown nel suo ‘Codice da Vinci’ per trovare il Santo Graal. La via ci porta dunque da qualche parte: come una linea ci indica il percorso da seguire. I Romani chiamavano ‘lira’ la linea del solco della terra, da cui il nostro ‘delirare’ che sta per ‘oltrepassare la linea’: direi di fermarci qui per dire un’altra cosa ovvia: a volte si va fuori strada ma, se non ci si perde, si arriva comunque da qualche parte.

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