sabato 12 agosto 2017

Processo a Giordano Bruno. 1

Primo Costituto
Venezia, 26 maggio 1592

"Io dirò la verità: più volte m'è stato minacciato de farmi venire a questo Santo Offitio, et sempre l'ho tenuto per burla, perchè io son pronto a dar conto di me.
[Segue da interrogazione] Trovandomi a Francoforte l'anno passato. hebbi due littere dal signor Gioanni Mocenigo, gentilhuomo venetiano, con le quali me invitò a venir a Venetia, desiderando, secondo che mi scriveva, che io li insegnasse l'arte della memoria et inventiva, promettendomi de trattarmi bene, et che io mi saria contentato de lui; et cusì venni, saranno 7 o 8 mesi. Al quale ho insegnato diversi termini pertinenti a queste due scientie, stando prima fuori di casa sua, et ultimamente nella sua propria casa; et parendomi d'haver fatto et di haverli insegnato quanto bastava, et dovevo, rispetto alle cose che lui mi haveva ricercato, deliberando per ciò de ritornar a Francoforte per stampar certe mie opere, pigliai giovedì passato licentia da lui per partirme. Il quale, intendendo questo, et dubitando ch'io volesse partir fuori di casa più presto per insegnar ad altre persone l'istesse scientie che havevo insegnato a lui et altre, che andar a Francoforte, secondo che io diceva, mi fu a torno con molta instantia per fermarmi; et io instando tuttavia di voler partire, cominciò prima a dolersi che non li havevo insegnato quanto li havevo promesso, et poi a minacciarmi con dirmi che, se non fosse voluto restar di bona volontà, che haverebbe trovato il modo che sarei restato. Et la notte del giorno seguente, che fu il venerdì, vedendo detto signor Gioanni che io persistevo nella ressolutione de partirmi, et che io havevo dato già ordine alle cose mie et fatto prattica de mandar le robbe a Francoforte, venne che io era in letto, sotto pretesto di volerme parlar; et doppo che fo entrato lui, sopragionsero il suo servitore, chiamato Bortolo, con cinque o sei altri, salvo il vero, che erano, secondo io credo et al mio giuditio, gondolieri de quelli che stanno vicini. Et me fecero levar di letto et me condussero sopra un solaro; et me serrorno nel detto solaro, dicendo esso signor Gioanni, che, se volevo fermarmi et insegnarli li termini della memoria delle parole et li termini della geometria, che me haveva ricercato prima, che me haverenne fatto metter in libertà; altrimente me sarebbe successa cosa despiacevole. Et io rispondendoli sempre che me pareva de haverli insegnato a bastanza et più de quello ch'io dovevo, et che non meritavo di esser trattato a quella maniera, mi lasciò lì sino il giorno sequente, che venne uno capitanio accompagnati co' certi homeni, che non conobbi; et mi fece condur da loro lì da basso nella casa, in un magazen terreno, dove mi lasciorno fino la notte, che venne un altro capitanio con li suoi ministri, et me condussero alle pregioni di questo Sant'Offitio; dove credo sia stato condutto per opera del detto signor Gioanni, il qual, sdegnato per quel che ho già detto, credo che haverà denontiato qualche cosa di me.

Interrogatus come ha nome esso constituto et qual è il suo cognome, de chi è stato o è figliuolo. de che patria et natione, et di che professione è stato esso et suo padre,
Respondit: Io ho nome Giordano della famiglia di Bruni, della città de Nola vicina a Napoli dodeci miglia, nato et allevato in quella città, et la professione mia è stata et è di littere et d'ogni scientia; et mio padre haveva nome Gioanni, et mia madre Fraulissa Savolina; et la professione de mio padre era di soldato, il qual è morto insieme anco con mia madre.
[Subdens ad interrogationem]: Io son d'età de anni quarantaquattro incirca, et nacqui, per quanto ho inteso dalli mei, dell'anno '48. Et sono stato in Napoli a imparar littere de humanità, logica et dialettica sino a 14 anni; et solevo sentir le lettioni pubbliche d'uno che si chiamava il Sarnese, et andavo a sentir privatamente la logica da un padre augustiniano, chiamato fra Theofilo da Vairano, che doppo lesse la metafisica in Roma. Et de 14 anni, o 15 incirca, pigliai l'habito de San Dominico nel monasterio o convento de San Dominico in Napoli; et fui vestito da un padre, che era all'hora prior de quel convento, nominato maestro Ambrosio Pasqua; et finito l'anno della probatione, fui admesso da lui medesmo alla professione. La quale feci solennemente nel medesmo convento, et non credo che altri all'hora facesse professione, se non un converso; et doppo fui promosso alli ordini sacri et al sacerdotio alli tempi debiti; et cantai la mia prima messa in Campagna, città del medesmo Regno lontana da Napoli, stando all'hora in un convento del medesmo ordine sotto titolo de San Bartolomeo. Et continuai in questo habito della religione de San Dominico, celebrando messa et li divini offitii, et sotto l'obedienza de' superiori dell'istessa religione et delli priori de' monasterii et conventi dove sono stato, sino l'anno del '76, che fu l'anno sequente doppo l'anno del Giubileo, che, trovandomi in Roma nel convento della Minerva, sotto l'obbedienza de maestro Sisto de Luca, procurator dell'ordine, dove era andato a presentarmi, perchè a Napoli ero stato processato due volte: prima per haver dato via certe figure et imagine de' santi et retenuto un crucifisso solo, essendo per questo imputato de sprezzar le imagine de' santi; et anco per haver detto a un novitio che leggeva la 'Historia delle sette allegrezze' in versi, che cosa voleva far de quel libro, che lo gettasse via, et leggesse più presto qualche altro libro, come è la 'Vita de' santi Padri'. Il qual processo fu rinovato, nel tempo che io andai a Roma, con altri articuli ch'io non so; per il che uscì dalla religione et, deposto l'habito, andai a Noli, territorio genoese, dove mi tratteni quattro o cinque mesi a insegnar la grammatica a putti.

Quibus habitis, cum hora esset tarda, fuit remissus ad locum suum, animo etc. cum monitione ect.

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