Venezia, sabato 30 maggio 1592
[...] Et eidem dicto, che dica et narri dove andò quando se partì da Noli, et in che parte et paese, città et luochi è stato dall'hora in qua et in che cosa s'è occupato et che cosa ha fatto.
Respondit: Io stetti in Noli, come ho detto di sopra, circa quattro mesi, insegnando la grammatica a' figliuoli et leggendo la Sfera a certi gentilhommi; et doppoi me partì de là et andai prima a Savona, dove stetti circa quindeci giorni; et da Savona a Turino, dove non trovando trattenimento a mia satisfattione, venni a Venetia per il Po. Dove stetti un mese et mezzo in Frezzaria a camera locante in casa de uno dell'Arsenale, che non so il nome; et mentre stetti qui, feci stampar un certo libreto intitolato 'De' segni de' tempi'; et feci stampar quest'opera per metter insieme un pocco de danari per potermi sustentar; la qual opera feci veder prima al reverendo padre maestro Remigio de Fiorenza. Et partendomi de qui, io andai a Padoa, dove trovando alcuni padri dell'ordine de San Dominico mei conoscenti, li quali me persuadettero a ripigliar l'habito, quando bene non havesse voluto tornar alla religione, parendoli che era più conveniente andar con l'habito che senza; et con questo pensiero andai a Bergamo. Et mi feci far una vesta di panno bianco di buon mercato, et sopra essa vi posi il scapulare, che io havevo conservato quando partì da Roma; et con quest'habito me inviai alla volta de Lione; et quando fui a Chiamberì, andando a logiar al convento dell'Ordine et vedendomi trattato molto sobriamente et discorrendo sopra questo con un padre italiano che era lì, me disse: "Avertite che non trovarete in queste parti amorevolezza de sorta alcuna, et come più andarete inanzi ne trovarete manco". Onde voltai alla volta de Genevre; et arrivato là, andai ad alloggiar all'hosteria; et pocco doppo il marchese de Vico napolitano, che stava in quella città, me domandò chi ero et se era andato lì per fermarmi et professar la religione di quella città. Al quale doppo che hebbi dato conto di me et della causa perchè ero uscito dalla religione, soggionsi ch'io non intendevo di professar quella di essa città, perchè non sapevo che religione fosse; et che per ciò desideravo più presto de star lì per viver in libertà et di esser sicuro, che per altro fine. Et persuadendomi in ogni caso a demetter quell'habito ch'io havevo, pigliai quei panni et me feci far un paro di calce et altre robbe; et esso Marchese con altri Italiani mi diedero spada, capello, cappa et altre cose necessarie per vestirme, et procurorno, acciò potesse intertenermi, de mettermi alla correttione delle prime stampe. Dove stetti, in quell'essercitio, circa doi mesi, andando però alle volte alle prediche et sermoni cusì de Italiani come de Francesi, che leggevano et predicavano in quella città; fra li altri ascoltai più volte le lettioni et prediche de Nicolò Balbani luchese, che leggeva l' 'Epistole' de San Paulo et predicava li Evangelii. Ma essendome detto ch'io non potevo star lì longo tempo, s'io non me rissolvevo de accettar la religione di essa città, altrimente che non haverei havuto sussidio alcuno da loro, me rissolsi de partir. Et andai a Lione, dove stetti un mese; et non trovando commodità de guadagnar tanto che mi bastasse di poter vivere et per li mei bisogni, di là andai a Tolosa, dove è un Studio famoso; et havendo fatto prattica de persone intelligente, fui invitato a legger a diversi scholari la Sfera, la qual lessi con altre lettioni de filosofia forsi sei mesi. Et in questo mezo essendo vacato il luoco del lettor ordinario di filosofia di quella città, il quale si dà per concorso, procurai de adottorarmi, come io feci, per maestro delle arti; et cusì mi presentai al detto concorso, et fui admesso et approbato; et lessi in quella città doppoi, doi anni continui, il testo de Aristotele 'De anima' et altre lettioni de filosofia. Et doppoi per le guerre civili me partì et andai a Paris, dove me messi a legger una lettion straordinaria per farmi conoscer et far saggio di me; et lessi trenta lettioni et pigliai per materia trenta attributi divini, tolti da Santo Thoma dalla prima parte; et doppoi essendo sta' ricercato a pigliar una lettione ordinaria , restai et non volsi accettarla, perchè li lettori pubblici di essa città vanno ordinariamente a messa et alli altri divini offitii. Et io ho sempre fugito questo, sapendo che ero scommunicato per esser uscito dalla religione et haver deposto l'habito; ché se bene in Tolosa hebbi quella lettione ordinaria, non ero però obligato a questo, come sarei stato in detta città de Paris, quando havesse accettato la detta lettion ordinaria. Et leggendo quella estraordinaria, acquistai nome tale che il re Henrico terzo mi fece chiamare un giorno, ricercandomi se la memoria che havevo et che professava era naturale o pur per arte magica; al qual diedi sodisfattione; et con quello che li dissi et feci provare a lui medesmo, conobbe che non era per arte magica ma per scientia. Et doppo questo feci stampar un libro de memoria sotto titolo 'De umbris idearum', il qual dedicai a Sua Maestà; et con questa occasione mi fece lettor straordinario et provisionato; et seguitai in quella città a legger, come ho detto, forsi cinqu'anni, ché per li tumulti che nacquero doppo, pigliai licentia et con littere dell'istesso Re andai in Inghilterra a star con l'ambasciator di Sua Maestà, che si chiamava il signor della Malviciera, per nome Michel de Castelnuovo; in casa del quale non faceva altro, se non che stava per suo gentilhomo. Et me fermai in Inghilterra doi anni et mezo; nè in questo tempo, ancora che si dicesse la messa in casa, non andavo nè fuori a messa, nè a prediche, per la causa sudetta. Et tornando il detto Ambasciator in Francia alla Corte, l'accompagnai a Paris; dove stetti un altro anno, trattenendomi con quelli signori ch'io conoscevo, a spese però mie la maggior parte del tempo. Et partito de Paris per causa de tumulti, me ne andai in Germania; et feci prima ricapito a Menz, (alias Magonza), che è una città archiepiscopale et è il primo elettor dell'Imperio, dove stetti fino 12 giorni. Et non trovando nè qui, nè in Vispure, luoco pocco lontano de lì, trattenimento a mio modo, andai a Vittiberg (in Sassonia); dove trovai due fattioni, una de filosofi, che erano Calvinisti, et l'altra di theologi, che erano Lutherani. Et in questi uno dottore che si chiamava Alberigo Gentile marchegiano, il qual havevo conosciuto in Inghilterra, professor di legge, che me favorì et me introdusse a legger una lettione dell' 'Organo' di Aristotile; la qual lessi con altre lettioni de filosofia dui anni. Nel qual tempo essendo successo duca il figliuolo del vecchio, che era calvinista, et il padre lutherano, cominciò a favorir la parte contraria a quelli che me favorivano me; onde me partì et andai a Praga, et stetti sei mesi; et mentre che mi tratteni là, feci stampar un libro di geometria, il qual presentai all'Imperator, dal quale hebbi in dono trecento talari; et con questi dinari partito di Praga, me tratteni un anno all'Academia Iulia in Bransovich; dove occorrendo in questo tempo la morte del Duca, (quale era heretico), feci un'oratione alle sue esequie, in concorso con molti altri della Università; per la qual il figliuolo successore mi donò ottanta scudi de quelle parti. Et me partì et andai a Francoforte a far stampar doi libri, uno 'De minimo' etc. et l'altro 'De numero, monade et figura' etc. Et in Francoforte son stato da sei mesi in circa, allogiando nel convento de' Carmelitani, luogo assignatomi dal stampator, il quale era obligato darmi stantia; et da Francoforte, invitato, come ho detto nell'altro mio constituto, dal signor Zuane Mocenigo, venni sette o otto mesi sono a Venetia, dove poi successe quel che ho raccontato nel altro mio constituto. Et andavo a Francoforte di novo, partendomi de qui, per far stampare altre mie opere, et una in particular 'Delle sette arti liberali', con intentione de pigliar queste et alcune mie altre opere stampate et che io approbo, chè alcune non approbo, et andarmi a presentar alli piedi de Sua Beatitudine, la qual ho inteso che ama li virtuosi, et esporli il caso mio, et veder de ottener l'absolutione di excessi et gratia di port viver in habito clericale fuori dalla religione. Del che a questo Capitolo, fatto ultimamente qui questi giorni passati, dove erano molti padri napolitani dell'Ordine, ne ho trattato con alcuni de loro; et in particulare col padre reggente fra Dominico da Nocera, padre fra Serafino baccilier da Nocera, et con fra Gioanni, che non so de che loco sia, ma è del regno de Napoli, et un altro, che lui ancora era uscito dalla religione, ma pocco fa ha pigliato l'habito, che è da Atripalda, che io non so il nome, in religione dixit si chiama fra Felice; et oltra questi Padri, ne ho parlato col signor Zuane Mocenigo, il quale anco mi prometteva de aiutarmi in tutto quel che fosse stato buono.
Et ad interrogationem dixit: Ho detto, che me volevo presentar alli piedi de Sua Beatitudine, con alcune mie opere approbate, havendone alcune altre che non approbo, havendo voluto dir, che ho alcune mie opere composte da me et date alle stampe, le quali non approbo; perchè in esse ho parlato et discorso troppo filosoficamente, dishonestamente et non troppo da buon christiano; et in particular so che in alcune de queste opere ho insegnato et tenuto filosoficamente le cose che se doveriano attribuire alla potentia, sapientia et bontà de Dio secondo la fede christiana, fondando la mia dottrina sopra il senso et la raggione et non sopra la fede. Et questo quanto al generale; et quanto al particulare, me rimetto alli scritti, chè adesso non mi soviene articulo preciso o dottrina particulare che habbi insegnato, ma risponderò secondo sarò domandato et mi sovenirà.
Quibus habitis, cum hora esset tarda, fuit remissus ad locum suum, animo etc., cum monitione etc.
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