sabato 12 agosto 2017

Processo a Giordano Bruno. 3

Terzo Costituto
Venezia, martedì 2 giugno 1592

[...] Interrogatus se ha memoria di tutti li libri che egli ha dato in stampa et composti, et se si riccorda delle materie et dottrina loro.
Respondit: Io ho fatto una lista de tutti li libri che io ho fatti stampare, et di quelli ancora che ho composti et che non sono ancora stampati, et che andavo revedendo per darli alla stampa subito che io ne havevo commodità o in Francoforte o in altro luoco; la qual nota et lista è questa - et illam exhibuit manu eiusdem, ut ipse dixit, et protestatus fuit scriptam et subscriptam tenoris ut in ea, incipiens: "Libri varii nostri impressi in diverse paerti"; et finiens: "De sigillis Hermetis, Ptolomei et aliorum"; quam sanctum Tribunal mandavit registrari in hoc processu.

Interrogatus se tutti quelli libri che sono stampati sotto il suo nome et scritti a mano, secondo si contiene nella sudetta sua lista, sono stati composti da lui et se è tutta sua dottrina, 
Respondit: Tutti sono stati composti da me; et quel che si contiene è mia dottrina, salvo l'ultimo in lista, che non è stampato, intitolato 'De sigillis Hermetis, Ptolomei et aliorum', non è mia dottrina; ma io l'ho fatto trascrivere da un altro libro scritto a mano che era appresso de un mio scolaro alemano de Norimberga, che si chiama Hieronimo Bislero, che stava pocco fa in Padoa et m'ha servito per scrittor forsi dui mesi.

Interrogatus se li libri stampati sono in effetto stati stampati nelle città et luochi secondo l'impressione loro o pur altrove.
Respondit: Tutti quelli che dicono nella impression loro che sono stampati in Vinetia, sono stati stampati in Inghilterra; et fu il stampator che volse metterve che erano stampati in Venetia per venderli più facilmente et acciò havessero maggior esito, perchè, quando s'havesse detto che fossero stampati in Inghilterra, più difficilmente se haveriano venduti in quelle parti; et quasi tutti li altri ancora sono stampati in Inghilterra, ancor che dicano a Parisi o altrove. 

Subdens ad interrogationem: La materia de tutti questi libri, parlando in generale, è materia filosofica et, secondo l'intitulazione de detti libri, diversa, come si può veder in essi: nelli quali tutti io sempre ho diffinito filosoficamente et secondo li principii et lume naturale, non havendo riguardo principal a quel che secondo la fede deve esser tenuto; et credo che in essi non si ritrova cosa per la quale possa esser giudicato, che de professo più tosto voglia impugnar la religione che essaltar la filosofia, quantonque molte cose impie fondate nel lume mio naturale possa haver esplicato.

Interrogatus se publicamente o privatamente nelle lettioni ch'egli ha fatto in diversi luochi, secondo ha detto di sopra nelli altri suoi constituti, ha mai insegnato, tenuto o disputato articulo contrario o repugnante alla fede catholica et secondo la termination della santa romana Chiesa.
Respondit: Direttamente non ho insegnato cosa contra la religione catholica christiana, benchè indirettamente, come è stato giudicato in Parisi; dove pur me fu permesso trattare certe disputationi sotto il titolo de 'Centovinti articuli contra li Peripatetici' et altri volgari filosofi, stampati con permissione de superiori, come fusse lecito trattarne secondo la via de' principii naturali, non preiudicando alla verità secondo il lume della fede. Nel qual modo si possono legger et insegnare li libri d'Aristotile et di Platone, che nel medesmo modo indirettamente sono contrarii alla fede, anci molto più contrarii che li articuli da me filosoficamente proposti et diffesi; li quali tutti possono esser conosciuti da quel che è stampato in questi ultimi libri latini da Francoforte, intitolati 'De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus' et in parte 'De compositione imaginum'. Et in questi libri particularmente si può veder l'intention mia et quel che ho tenuto; la qual, in somma, è ch'io tengo un infinito universo, cioè effetto della infinita divina potentia, perchè io stimavo cosa indegna della divina bontà et potentia che, possendo produr, oltra questo mondo un altro et altri infiniti, producesse un mondo finito. Sì che io ho dechiarato infiniti mondi particulari simili a questo della terra; la quale con Pittagora intendo uno astro, simile alla quale è la luna, altri pianeti et altre stelle, le qual sono infinite; et che tutti questi corpi sono mondi et senza numero, li quali costituiscono poi la università infinita in un spatio infinito; et questo se chiama universo infinito, nel quale sono mondi innumerabili. Di sorte che è doppia sorte de infinitudine de grandezza dell'universo et de moltitudine de mondi, onde indirettamente s'intende essere repugnata la verità secondo la fede.
Di più, in questo universo metto una providenza universal, in virtù della quale ogni cosa vive, vegeta et si move et sta nella sua perfettione; et la intendo in due maniere, l'una nel modo con cui presente è l'anima nel corpo, tutta in tutto et tutta in qual si voglia parte, et questo chiamo natura, ombra e vestigio della divinità; l'altra nel modo ineffabile col quale Iddio per essentia, presentia et potentia è in tutto e sopra tutto, non come parte, non come anima, ma in modo inesplicabile.
Doppoi, nella divinità intendo tutti li attributi esser una medesma cosa, insieme con theologi et più grandi filosofi; capisco tre attributi, potentia, sapientia et bontà, overamente mente, intelletto et amore, col quale le cose hanno prima l'essere per raggion della mente, doppoi l'ordinato essere et distinto per raggione dell'intelletto, terzo la concordia et simitria per raggione dell'amore. Questo intendo essere in tutto et sopra tutto: come nessuna cosa è bella senza la beltà presente, cusì dalla divina presentia niuna cosa può esser esenta; et in questo modo per via di raggione et non per via di substantiale verità intendo distintione nella divinità. 
Ponendo poi il mondo causato e prodotto, intendeva che secondo tutto l'essere è dependente dalla prima causa; di sorte che non abbhorriva dal nome della creatione, la quale intendo che anco Aristotele habbia espressa, dicendo che Dio essere, dal quale il mondo et tutta la natura depende; sì che, secondo l'esplicatione de san Thomaso, o sia eterno o sia in tempo, secondo tutto lo essere suo è dependente dalla prima causa et niente è in esso independentemente.
Quanto poi a quel che appartiene alla fede, non parlando filosoficamente, per venir all'individuo circa le divine persone, quella sapienza et quel figlio della mente, chiamato da' filosofi intelletto et da' theologi Verbo, il quale se deve credere haver preso carne humana, io stando nelli termini della filosofia non l'ho inteso, ma dubitato et con inconstante fede tenuto; non già che mi riccordi de haverne mostrato segno in scritto nè in ditto, eccetto, sì come nelle altre cose, indirettamente alcuno ne potesse raccogliere, come da ingegno et professione che riguarda a quello che si può provar per raggion et conchiudere per lume naturale. Così quanto al Spirito divino per una terza persona, non ho possuto capire secondo il modo che si deve credere; ma secondo il modo pittagorico, conforme a quel modo che mostra Salomone, ho inteso come anima dell'universo, overo assistente all'universo, iuxta illud dictum Sapientiae Salomonis: "Spiritus Domini replevit orbem terrarum, et hoc quod continet omnia", che tutto conforme pare alla dottrina pittagorica esplicata da Vergilio nel sesto dell'Eneida: "Principio coelum et terras camposque liquentes lucentemque globum lunae Titaniaque astra, spiritus intus alit totamque infusa per artus mens agitat molem..." et quel che seguita. 
Da questo spirito poi, che è detto vita dell'universo, intendo nella mia filosofia provenire la vita et l'anima a ciascuna cosa che have anima et vita, la qual però intendo essere immortale; come anco alli corpi. Quanto alla loro substantia, tutti sono immortali, non essendo altro morte che divisione et congregatione; la qual dottrina pare espressa nell'Ecclesiaste, dove dice: "Nihil sub sole novum: quid est quod est? ipsum quod fuit", et quel che seguita.

Interrogatus se esso constituto in effetto ha tenuto, tiene et crede la Trinitò, Padre, Figliuolo et Spirito santo in una essentia, ma distinti però personalmente, secondo che viene insegnato et creduto dalla catholica Chiesa.
Respondit: Parlando christianamente et secondo la theologia et che ogni fidel christiano et catholico deve creder, ho in effetto dubitato circa il nome di persona del Figliuolo et del Spirito santo, non intendendo queste due persone distinte dal Padre se non nella maniera che ho detto de sopra parlando filosoficamente, et assignando l'intelletto del Padre per il Figliuolo et l'amore per il Spirito santo, senza conoscer questo nome persona, che appresso sant'Agustino è dichiarato nome non antico, ma nove et di suo tempo; et questa opinione l'ho tenuta da disdotto anni della mia età sino adesso; ma in effetto non ho mai però negato, nè insegnato, nè scritto, ma sol dubitato tra me, come ho detto.

Interrogatus se esso constituto ha creduto et crede tutto quello che la santa madre Chiesa catholica insegna, crede et tiene della prima persona, et se mai ha dubitato in cosa alcuna concernente alla prima persona.
Respondit: Ho creduto et tenuto indubitatamente tutto quello che ogni fedel christiano deve creder et tener della prima persona.
Ad interrogationem dixit: Quanto alla seconda persona io dico che realmente ho tenuto essere in essentia una con la prima, et cusì la terza; perchè, essendo indistinte in essentia, non possono patire inequalità, perchè tutti li attributi che convengono al Padre convengono anco al Figliuol et Spirito santo; solo ho dubitato come questa seconda persona se sia incarnata, come ho detto de sopra, et habbi patito, ma non ho però mai ciò negato, nè insegnato. Et se ho detto qualche cosa di questa seconda persona, ho detto per refferir l'opinione d'altri, come è de Ario et Sabellio et altri seguaci; et dirò quello che devo haver detto et che habbi potuto dar scandalo, come suspico che sia notato dal primo processo fatto in Napoli, secondo ho detto nel primo mio constituto: cioè che, dechiarando l'opinione d'Ario, mostrava esser manco perniciosa di quello che era stimata et intesa volgarmente. Perchè volgarmente è intesa, che Ario habbi voluto dire che il Verbo sia prima creatura del Padre; et io dechiaravo che Ario diceva che il Verbo non era creatore nè creatura, ma medio intra il creatore e la creatura, come il verbo è mezzo intra il dicente et il detto, et però essere detto primogenito avanti tutte le creature, non dal quale ma per il quale è stato creato ogni cosa, non al quale ma per il quale si refferisce et ritorna ogni cosa all'ultimo fine, che è il Padre, essagerandomi sopra questo. Per il che fui tolto in suspetto et processato, tra le altre cose, forse di questo ancora: ma l'opinione mia è come ho detto di sopra; et qua a Venetia mi ricordo anco haver detto, che Ario non haveva intentione de dir che Christo, cioè il Verbo, fosse creatura, ma mediator nel modo che ho detto; ma non mi riccordo il loco preciso, se me l'habbi detto in una spetiaria o libreria, ma so che l'ho detto in una de queste botteghe, raggionando con certi preti che facevan profession de theologia, li quali non conosco, nè se li vedesse non li conoscerei, refferendo però simplicemente quel ch'io dicevo esser opinion d'Ario.

Quibus habitis, cum hora esset tarda, fuit remissus ad locum suum, animo etc.

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