sabato 2 settembre 2017

Processo a Giordano Bruno. 6

Venezia, giovedì 4 giugno 1592

Fuit interrogatus: Havendo inteso la relettione de tutti li vostri constituti, vi occorre aggiongere o minuire alcuna cosa, overo sete disposto approbarli et confirmarli nel modo che s'attrovano?
Respondit: Io ho udito tutti li mei constituti che mi havete letti, et non voglio aggionger nè minuir alcuna cosa, ma quelli approbo et confermo nel modo che s'attrovano et che mi sono stati letti.

Interrogatus se intorno l'articulo dell'arte divinatoria et coniurationi habbi da dire altro.
Respondit: Io ho fatto trascrivere a Padoa un libro De sigillis Hermetis et Ptolomei et altri, nel quale non so se, oltra la divinatione naturale, vi sia alcun'altra cosa dannata; et io l'ho fatto trascrivere per servirmene nella giuditiaria; ma ancor non l'ho letto, et ho procurato d'haverlo, perchè Alberto Magno nel suo libro De mineralibus ne fa mentione, et lo loda nel loco dove tratta De imaginibus lapidum; et l'ho fatto trascriver a Padoa, come ho detto di sopra, et ora si trova in mano del clarissimo Mocenigo.

Ei dictum: In queste parti havete voi alcun inimico, o altra persona malevole, et qual, et per che causa?
Respondit: Io non tengo per nimico in queste parti alcun altro se non il signor Gioanni Mocenigo et altri suoi seguaci et servitori, dal quale son stato più gravemente offeso che da homo vivente; perchè lui me ha assassinato nella vita, nello honore et nelle robbe, havendomi lui carcerato nella sua casa propria et occupandomi tutte le mie scritture, libri et altre robbe. Et questo ha fatto, perchè non solamente voleva che io li insegnasse tutto quello che io sapevo, ma voleva che io non potesse insegnarlo ad alcun altro; et me ha sempre minacciato nella vita et nell'honore, se io non li insegnavo quello che io sapevo.

Quibus habitis, illustrissimi et reverendissimi domini mandarunt ipsum reponi ad locum suum, animo etc.

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