È il compleanno de La lumaca: è un anno che questa rivista ha chiesto la parola, sentendosi autorizzata a dire la sua. È la parola che chiede voce per esistere, per essere comunicata, per essere ascoltata. Noi viviamo tra parole, viviamo di parole: tra quelle dei genitori, quelle delle persone a cui vogliamo bene e anche tra quelle di chi ci detesta e ci critica; sono parole che hanno pesi diversi, ma tutte provocano qualcosa: possono guarire, possono confortare, possono ferire. Ockham lo disse forte all’imperatore: tu difendimi con la spada e io ti difenderò con le parole. Dire le cose ci permette di non far passare il mondo, di trattenerlo, di non farlo scomparire nel nulla: quando leggiamo una pagina portiamo al cuore di nuovo (ri-cordiamo) fatti del mondo, immagini, sensazioni. Non è vero che le parole non servono: a volte sì, non servono tante parole per una cosa, ma altre volte ancora non bastano mai. È il caso dell’amore: la donna poi, che sa più di ogni altro al mondo di essere parola, sa che le cose non finiscono dove tutti credono, sa che il corpo non è tutto lì, sa che ogni persona non è tutta lì. Alda Merini diceva che bisogna saper ascoltare le parole: ce lo mostra anche Achille quando parla con Priamo; ce lo dice un aneddoto reale nella vita di Freud: mentre questi teneva una conferenza in un’università americana, veniva disturbato da un uomo in sala che, allontanato dal rettore, continuava a far chiasso sebbene fuori dall’aula: il rettore si era deciso a chiamare la polizia se non che Freud lo fermò dicendogli: “no, facciamolo entrare e diamogli la parola”. Dare la parola vuol dire ascoltare un messaggio. La mala politica mostra di aver sostituito alla parola urla e gesti da avanspettacolo: bandita dal Parlamento, la parola viene intesa dai più come sinonimo di menzogna se non strumento di inciucio. Perché? perché il messaggio non esiste più: esiste solo lo spot pubblicitario. Ma se il Senato (quello romano) vien meno, vien meno anche l’imperatore: fuor di metafora coltivare la parola vuol dire insegnare ai figli che vengono dai Padri (cioè da altri prima di noi) e ai cittadini che vengono dalle Leggi: se salta questo a vincere sarà sempre il manganello più forte.
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