martedì 27 febbraio 2018

27. L'arte, se è arte, non è stupida

Anche la nostra lingua fa differenza tra ‘vedere’ e ‘guardare’: chi guarda una cosa è più coinvolto di chi la vede semplicemente. Per vedere hai bisogno di strumenti: e infatti esistono i non vedenti, non certo i non guardanti. Questi (i non guardanti) stanno benissimo, sono solo meno coinvolti, cioè sono solo ‘distratti’. E dunque posti insieme in una specie di scala di importanza abbiamo questo: chi non sa deve guardare, perché solo chi ha visto sa. L’arte è ciò che consente a tutta la società di vedere. Ma proprio sull’Arte vi sono pareri opposti, specie su quella contemporanea: c’è chi dice ‘anch’io riuscirei a farlo’; chi dice di non capirla; chi si limita a dire ‘non mi piace’. Tutto questo cancella la lezione dell’arte che ci viene da Giotto il quale rappresenta la storia di Cristo per il popolo che non sapeva leggere e non sapeva scrivere: quell’arte lì era cioè una lingua visiva che non aveva bisogno di essere interpretata. Ma era complessa. Infatti guardare il cielo azzurro e vedere che Giotto fa una cosa nuova, contraria ai suoi contemporanei che facevano il cielo color oro, ci porta ad un discorso non banale: ha guardato Cristo tra la sua gente, tra le mura della sua città, tra gli uomini mortali e non lo ha visto nella purezza del cielo. Questo ha avuto delle conseguenze: la teologia e la filosofia si sono chieste se Gesù è stato o no anche uomo; se ha riso, se ha pianto. Alla fine S. Tommaso trova una risposta: Cristo giudicherà in quanto uomo e secondo natura umana. Che significa? Che Cristo è tra la gente. Anche l’arte contemporanea riesce a far questo, a prevedere, ad anticipare il nuovo? Una cosa certa è che se un’opera è definita ‘arte’ sul Corriere della Sera possiamo esser sicuri che non lo è e non lo sarà. Per un fatto semplice: se è vero che l’artista prevede, vuol dire che non è compreso e quindi la sua arte, nel presente, non è capita. Qualche esempio? A Monet fu detto che era più bella la carta da parati che il suo ‘Impression. Soleil levant’; a Duchamp fu scritto che il suo non era un nudo che scende le scale ma un’esplosione di tegole. Addirittura il deputato democristiano Guido Bernardi nel 1972 portò le scatolette di Piero Manzoni in Parlamento per motivi di ‘salute pubblica’.

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