Spesso è questo ciò che intendiamo per ‘fortuna’. Stiamo pensando alla classica ‘botta di culo’ e non alla ‘buona sorte’ che molto spesso riguarda più noi che altri. Per Machiavelli ‘fortuna’ era ancora un’altra cosa: dice che per metà la nostra vita è retta dalla libertà e per l’altra metà proprio dalla fortuna, intendendo con essa genericamente ‘circostanze’, e dunque il principe deve essere in grado di cavalcare la fortuna. Che è
un po’ come il nostro ‘prendere il treno al volo’, benchè io tema che a differenza sua, noi non riusciamo mai a riconoscere per tempo questa ‘occasione’ da prendere al volo. Sarà perché in fondo in fondo siamo latini, e Boccaccio che parla ancora un latino mica tanto male, usa il concetto antico in un libro intero: nel Decameron i protagonisti con la loro ‘industria’ (‘furbizia’) riescono a rovesciare la ‘fortuna’ e ad ottenere vantaggi. In questo caso ‘fortuna’ sta per ‘ciò che la sorte ti porta’: qualcosa che non decidi tu, insomma; e per questo né positiva né negativa. Se per Cicerone non c’è niente da fare, solo la virtù dà la felicità, Erasmo ci mette la sua solita ironia e dice: la fortuna ama gli stupidi. Ha qualcosa del rosicone, ma la questione è di principio: che meriti può avere chi ha una botta di culo, rispetto a chi ha dovuto sudare, cadere e riprovare? Neanche per i greci, che vedevano gli dèi ovunque, la cosa era sostenibile, tanto che Euripide, che di tragedie se ne intendeva, diceva: “si è schiavi del denaro o della sorte”. A distanza di 2500 anni quello che abbiamo fatto è mettere insieme ‘sorte’ e ‘denaro’ come fossero la stessa cosa. Ai romantici tra noi non resta che accontentarsi della ‘coincidenza’ per partire poi per la tangente e, specie nelle questioni di cuore, arrivare fino a Paolo Fox. In politica invece funziona diversamente, per fortuna (sic!) non sempre, ma c’è chi ‘con’ la tangente parte per andarsene via, lasciando a noi giudicare se è furbo o intelligente, lui che intanto si crede certamente non fesso. Forse aveva ragione Balzac: “dietro ogni fortuna c’è un crimine”.
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