martedì 20 agosto 2019

N. 69 - DESTINO

IL DESTINO VIEN DA LONTANO

I Ricchi e Poveri cantavano "sarà quel che sarà", forse ignorando che 'quel che sarà' era precisamente il senso che intedeva Napoleone con la parola 'destin'. 
Platone raccontava invece che 'quel che sarà' dipende da quello che 'eravamo', ma non come vuole il karma, piuttosto spiegando che ogni anima si sceglie il proprio destino prima di nascere: tutta la vita è una conseguenza diretta di quella scelta, non più dell'intervento di qualche capriccioso dio. Quando oggi parliamo di destino, abbiamo le idee confuse, segno che usiamo concetti provenienti da altre filosofie, prima fra tutte quella cristiana. E infatti mentre con la parola 'fato' ci è ancora familiare il senso latino di 'ciò che ti capita in sorte', con la parola 'destino' ci viene da pensare alla 'Provvidenza'. E infatti il 'predestinato' è colui che ha scritto nel suo cielo di essere diverso da tutti gli altri, gli anonimi; mentre 'l'uomo della Provvidenza' è quel frate Cristoforo di cui ci parla Manzoni, mandato da Dio per soccorrere gli umili contro le ingiustizie e le prepotenze. Purtroppo, come Italiani, abbiamo dovuto constatare troppe volte che il presunto predestinato si presenta con la maschera del tiranno, e altrettante volte che gli inetti trovano nel destino una scusa efficace per non prender partito. Seppure molti umanisti nel Rinascimento si scagliarono contro la 'fortuna' predicando dell'uomo 'artefice del proprio destino', la credenza che nel cielo sia scritto qualcosa continua ad appartenere al raziocinante Leonardo, che nel 1502 paga sei soldi "per dire la ventura", cioè per farsi predire il futuro dall'astrologo; e appartiene pure allo scienziato Galileo che, nel 1592, faceva l'oroscopo per sè e per chi glielo chiedeva, ovviamente a pagamento. Ma che nel cielo ci sia scritto qualcosa continuano ad esserne convinti pure gli innamorati di oggi i quali, se tra di loro tentano di convincersi di essere l'un all'altro destinati, non appena possono chiedono conferma di questo all'astrologo e alla concordanza del loro tema natale. Insomma l'idea di destino è trasversale: abbraccia il passato e si stende sul futuro. Una lezione che ci spiega lo psicanalista americano Hillman, riprendendo l'immagine socratica del 'daimon', ma facendone l'incarnazione del proprio, intimo e personalissimo talento. Ci dice che ognuno di noi è venuto al mondo con un'immagine specialissima, qualcosa che ci definisce e che condiziona il nostro sviluppo: come la ghianda ha in sè l'albero che sarà, così quest'immagine di noi ha in sè tutto quello che saremo. Questo svincola ognuno di noi dall'essere il risultato dei comportamenti di mamma e papà: al contrario ognuno di noi realizza un destino che viene da lontano, e che ci fa essere figli di un'entità più alta, figli dell'universo intero. 

Quando uno non ha un mestiere, si crea un destino.  - Aldo Busi -    

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